Decreto Dignità, parla Sapelli: “E’ buon inizio. Non ricadere nei voucher”

Interviste

Il Consiglio dei Ministri ha dato semaforo verde al Decreto Dignità del Ministro Luigi di Maio. Lo Speciale ha chiesto un commento all’economista Giulio Sapelli, storico e docente di Economia politica, per capire se quella tracciata dal Governo Conte è la strada giusta per contrastare il precariato, rilanciare il lavoro a tempo indeterminato e coniugare le esigenze dei lavoratori con quelle delle imprese. Il Decreto ha subito un primo stop dal Ministro dell’Economia Giovanni Tria che a detta di Repubblica lo avrebbe letteralmente svuotato, dopo aver evidenziato la mancanza delle necessarie coperture. E ieri sera Matteo Salvini ha preferito andare a Siena a seguire il Palio, anziché partecipare al CdM. Perché? Per protesta? O per cosa? Forse per evidenziare il suo disaccordo per un provvedimento che le imprese hanno definito “punitivo” soprattutto per le sanzioni previste in caso di delocalizzazione delle attività?

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Professore, questo Decreto Dignità del ministro Di Maio è la strada giusta per dare risposte ai problemi del lavoro e combattere il precariato? Le imprese sono critiche. Hanno ragione?

“Guarderei al modello tedesco che ha favorito un mix perfetto fra le richieste delle imprese e i diritti dei lavoratori. Le esigenze degli imprenditori alla fine coincidono con quelli dei giovani in cerca di un’occupazione. In Germania giocano un ruolo fondamentale i centri di ricerca del lavoro, proprio con l’obiettivo di favorire l’incontro fra la domanda, quella delle imprese, e l’offerta, quella dei lavoratori, che avviene sotto l’occhio vigile dei sindacati. Non si può improvvisare una politica del lavoro. Va poi detto che per far funzionare bene le cose occorrerebbe un accordo paritario fra datori e prestatori d’opera, ma questo può avvenire soltanto laddove c’è un ruolo forte ed incisivo delle organizzazioni sindacali. Lo sforzo che va fatto in Italia è proprio quello di avere dei sindacati sempre più riformisti e partecipativi alle decisioni. Personalmente non ho studiato a fondo i contenuti del Decreto Dignità, ma posso dire che, da quello che ho avuto modo di esaminare, mi sembra che possa essere tutto sommato un buon inizio. Ora sarà necessario procedere con gradualità e soprattutto rispettando la contrattazione con le parti sociali”.

Perché ritiene i sindacati così importanti?

“Perché la democrazia è più forte se c’è l’intermediazione dei corpi cosiddetti intermedi. Il Governo non può decidere tutto da solo. La gente ha necessità di essere organizzata e di avere dei punti di riferimento. E’ ovvio che il sindacato dovrà dimostrare di essere al passo con i tempi e di non restare ancorato a logiche del passato. Penso che se si riscoprirà questo spirito di collaborazione, la soluzione arriverà. Mi sento quindi di incoraggiare da questo punto di vista gli sforzi del ministro Di Maio e dell’Esecutivo”.

Lo strumento dei voucher andrebbe recuperato? Ma come? C’è il rischio che possa sostituirsi ai contratti?

“I voucher vanno aboliti, si tratta di un’esperienza negativa anche soltanto dal punto di vista simbolico. Non si può dare un biglietto ad una persona perché lavori dieci o venti ore. E’ una forma di schiavismo inaccettabile. Non capisco proprio come possa essere stata partorita un’idea del genere. Mi rispondono che i voucher sono serviti a sconfiggere il lavoro nero. Mi fanno ridere. Il lavoro nero si combatte con il rispetto delle dignità delle persone. Questo strumento è stato utile soltanto a far arricchire gli avvocati”.

C’è chi dice che oggi se Di Maio ha tanto appeal e tanti italiani hanno fiducia in lui è per colpa dei fallimenti di Renzi. Condivide?

“Certo, il jobs act penso vada abolito totalmente così come andava giustamente abolito lo statuto dei diritti dei lavoratori. Basta leggi sul lavoro. Vanno fatte quelle in grado di disciplinare gli orari notturni, evitare lo sfruttamento dei fanciulli, garantire i diritti delle donne in maternità, ma oltre questo non si dovrebbe andare. Si deve tornare ad un ordinamento intersindacale, le decisioni si devono prendere ai tavoli di contrattazione, nazionali e locali. Le relazioni industriali vanno tolte dalle mani dei magistrati e degli avvocati. Renzi non ha fatto nulla di buono. Ha distrutto i corpi intermedi a tutti i livelli e non esito a definire il suo Governo, una delle pagine più nere della storia del lavoro in Italia”. 

Il ministro Tria negli ultimi giorni ha posto dei paletti al Decreto Dignità, frenando molte delle spinte di Di Maio e del M5S. E’ lui quindi il grande scoglio da superare?

“Tria sta facendo il ministro e svolge il suo ruolo istituzionale. In questo momento purtroppo l’attuale Governo deve fare i conti con l’eredità dei precedenti e non può spingere l’acceleratore troppo in avanti. Ci sono anche dei vincoli europei di spesa da rispettare. Tria in pratica sta consigliando saggezza e prudenza all’Esecutivo, invitando i suoi colleghi a non farsi prendere troppo dalla smania di fare le cose in fretta, in attesa poi di aprire la trattativa in sede europea e poter predisporre una nuova manovra finanziaria che possa consentire di allargare le coperture sui vari provvedimenti. Questo mi sembra puro buonsenso. I ministri dovrebbero smetterla di fare la campagna elettorale e la stampa farebbe bene a finirla di evidenziare ogni giorno l’aumento di un punto percentuale della Lega rispetto ai 5S perché questo non fa che ingenerare la confusione”.

Salvini intanto ieri ha preferito andare a Siena piuttosto che partecipare al Consiglio dei Ministri. Altro evidente segnale delle crepe presenti nella maggioranza?

“Non so perché Salvini sia andato a Siena, ma posso dire una cosa: ricordiamo tutti i governi di Romano Prodi composti da oltre trenta partiti, con i senatori portati in aula in spalla, con le flebo attaccate al braccio e mezzi moribondi perché dovevano garantire i voti alla maggioranza; eppure tutto andava bene. Questi hanno appena cominciato, sono ragazzi giovani ma hanno persone valide al loro fianco. Gente come Moavero Milanesi o Paolo Savona che scelgono di far parte di questo Esecutivo dopo essere stati ministri con Monti e Ciampi, non è un aspetto da sottovalutare, ma la dimostrazione che questo contratto è valido e può essere applicato. Ingigantire ogni volta qualche fisiologico distinguo che può presentarsi su singoli temi per sparare addosso al Governo e minarne la credibilità, lo trovo esercizio francamente vergognoso”. 

 

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