Il decreto che ridà “dignità” a Di Maio. E che rompe l’ideologia liberista trasversale

Politica

Il decreto che ridà “dignità” a Di Maio. E che rompe l’ideologia liberista di destra e sinistra. 
Non è la panacea, ma almeno è un inizio. Adesso ovviamente le opposizioni, smusseranno e scandaglieranno ogni piega ambigua e limitata del decreto dignità, (del resto, è il loro mestiere), ma una cosa è certa: dagli annunci si sta passando ai fatti. Opinabili o meno.

Giorgia Meloni, parla di decreto marxista. Il Pd e Renzi, difendono l’impianto liberista del jobs act che il governo si prefigge di smontare.
Forza Italia lancia il grido di allarme delle aziende che “saranno ulteriormente penalizzate”. L’Avvenire, a nome dei cattolici, ribadisce che per la famiglia come istituzione non c’è nulla.
Se le contestazioni sono a 360 vuol dire che il contratto sintetizza sensibilità diverse, opposte; cioè, rischia di funzionare.

Quello che bisogna evitare è leggere il decreto col pregiudizio ideologico, col processo alle intenzioni (ma conoscendo lo stato dell’arte delle opposizioni, dubitiamo che tale salto di qualità venga compiuto), e che venga letto con lenti antiche, con categorie politiche, che sono ormai superate, passate.
Domanda: se, come leggi e decreti, si creano le condizioni di un aiuto, di un sostegno pubblico, nel quadro di una nuova attualizzazione e ri-articolazione del ruolo dello Stato, del Welfare, siamo di nuovo nel socialismo, nel marxismo? Se si bloccano i meccanismi della precarizzazione è lesa maestà verso la ‘religione’ liberista, verso quel darwinismo sociale, che anche la sinistra di governo, in primis i dem, ha sposato da decenni, tradendo il suo originale dna?

Se si impedisce alle imprese di delocalizzare è nazionalismo antiglobalizzazione?
Proviamo a rovesciare: è il segnale di un’inversione di tendenza che caratterizza l’originalità del governo gialloverde. E’ il “prima gli italiani” (la parola d’ordine delle nuove strategie anti-immigrazione e sovraniste sul piano internazionale), che diventa prima i “deboli” sul piano sociale ed economico. E’ il frutto di un compromesso sbagliato o di una sintesi tra Lega e 5Stelle?

Un bell’avvertimento per quella sinistra padronale che ha finito per difendere soltanto i più garantiti, lo status quo, le caste, le lobby bancarie e finanziarie europeiste, pensando unicamente ai diritti civili (unioni civili, biotestamento, matrimoni arcobaleno, adozioni gay etc), vera e propria distrazione di massa, rispetto ai reali numeri negativi del lavoro, della società e dell’economia.

In questo ambito e con queste premesse culturali vanno dunque lette le scelte del decreto dignità: l’indennizzo di 36 mensilità sui licenziamenti senza giusta causa; i 5 anni in cui l’azienda che ha goduto di fondi statali per sostenersi, non può andare all’estero; il divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo (per frenare la ludopatia) e il piano per abolire lo spesometro. Prime norme cui molto probabilmente seguiranno altre più definite e complete.

Nel duello, nella competizione virtuosa, che l’opposizione tenta di trasformare in eterna e quotidiana fibrillazione tra Lega e 5Stelle, il decreto oggettivamente marca un recupero di immagine e di soggettività di Di Maio, rispetto a Salvini.
Nella speranza che questo duello (inteso come sana competizione a rialzo) produca effetti positivi per l’Italia. Un po’ come la posizione finalmente dura sui nostri porti e la redistribuzione degli immigrati, che ha creato non pochi problemi alla vecchia Ue e alla Merkel.

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