Magistratura, Boeri e Mattarella: le tre “vere opposizioni” al governo

Politica

Non c’è due senza tre. Stante la crisi che sembra irreversibile dei dem e il tramonto di Fi (legato a Berlusconi), ieri su Lo Speciale abbiamo parlato delle vere opposizioni extraparlamentari, a cominciare dalla magistratura, che sta su una storia vecchia di 10 anni (i rimborsi della Lega), in omaggio di una tradizione repubblicana che ha visto diverse volte la magistratura in campo nei casi emergenziali.

Oggi ci occupiamo della discesa in campo delle due altre opposizioni extraparlamentari: sono le facce opposte della stessa medaglia istituzionale, Boeri e Mattarella.
Boeri. Una cosa è certa, il presidente dell’Inps ha sempre fatto politica, ora più che mai. Dal pulpito di una presunta scientificità, ha assemblato numeri e statistiche per definire e confermare in realtà, teoremi ideologici. E l’ha fatto in polemica aperta con Salvini, la politica del governo sull’immigrazione, offrendosi nuovamente, lui nominato da Matteo Renzi, al mercato di sinistra.

Boeri, con tanto di studi inconfutabili, ha reiterato lo “schema-Bonino-Soros”: siccome gli italiani non fanno più figli, e non fanno i lavori umili, e siccome la popolazione sta invecchiando, “abbiamo bisogno di immigrati regolari che ci paghino i contributi e le pensioni”. Un paio di ricatti culturali non male: il pericolo che l’Inps salti e che i contributi versati oggi non servano a nulla (difendendo oggettivamente la legge Fornero). E un razzismo strisciante verso gli italiani che non vogliono cimentarci con lavori umili. Perché non ha invitato i cittadini a risolvere il problema della denatalità, facendo più figli e magari auspicando politiche statali mirate a sostenere la famiglia?

Perché non ha invitato la classe politica a varare politiche per creare e favorire l’occupazione, il lavoro?
No, Boeri dà per scontato che l’integrazione surroghi fisicamente gli italiani. Al di là dei problemi legati alla famosa compatibilità culturale tra italiani e migranti, perché si da per scontato l’abolizione dei confini, delle tradizioni dei popoli? La sua è una scelta ideologica. Che ha un solo nome: l’etno-sostituzione.

E Salvini non si è lasciato sfuggire l’occasione per replicare da par suo: “Più migranti, ma Boeri vive su Marte?”. Al di là della polemica ovvia e scontata, c’è di sfondo il tema delle nuove nomine pubbliche. Da una parte, ci sarà chi parlerà di naturale spoil system, e chi invece (l’opposizione da decenni incancrenita e seduta sulle poltrone del potere), di epurazione.

In Estonia il capo dello Stato è tornato a svolgere il ruolo di capitano più che di arbitro. Un capitano in linea col (suo) pensiero europeista, già ampiamente illustrato in più di una occasione. Dalle concitate fasi di preparazione e composizione del governo, alle prime iniziative del ministro degli Interni, relative agli sbarchi, al business delle Ong, e alla equa distribuzione continentale dei migranti, chiesta a gran voce a Bruxelles.
Riflessione: ogni qualvolta il presidente Mattarella rompe il silenzio, guarda caso lo fa contro le politiche del governo gialloverde, per ricordare, ammonire, correggere, bacchettare, brandendo il “mattarello” a senso unico.
Per il presidente, infatti “gli arrivi sono calati, abbiamo il dovere di non essere emotivi, irresponsabile chiudere i confini”. Parole usate come clava contro il populismo emotivo, i suoi numeri e le sue politiche.

In perfetta continuità con i suoi interventi filo-Ue, filo-euro, anti-Savona etc.
C’è da chiedersi quali garanzie otterrà Salvini circa la sua richiesta di ottenere un incontro al Quirinale, a proposito dell’inchiesta sui rimborsi elettorali che lo vede coinvolto.
Ma Mattarella sarà saggio: la Carta esclude un intervento del presidente, pur essendo anche presidente del Csm, non ha poteri per incidere. E lui, certamente, si aggrapperà a tale interpretazione.

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