Ceta, parla De Bonis (M5S): “Bocciarlo è un dovere. Italia penalizzata da prodotti tarocchi”

Interviste

Il Governo Conte, per bocca del ministro dello Sviluppo economico Luigi di Maio, ha annunciato che la posizione dell’Esecutivo e della maggioranza sarà quella di non ratificare il Ceta, il Trattato di libero scambio fra Unione Europea e Canada, entrato in vigore provvisoriamente nel settembre del 2017 e che i vari paesi Ue sono ora chiamati ad approvare. Una notizia accolta con favore dal parlamentare del Movimento 5Stelle Saverio De Bonis, intervistato da Lo Speciale, che si è a lungo battuto contro questo accordo già nelle vesti di presidente dell’Associazione GranoSalus, evidenziando varie volte come il Trattato con il Canada penalizzi gravemente i prodotti Doc italiani e non garantisca adeguata qualità agli alimenti che finiscono sulle tavole degli italiani.

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Perché è così importante che l’Italia non ratifichi il Ceta?

“Perché permette di scavalcare le Istituzioni e le giurisdizioni nazionali, consentendo alle multinazionali di mettere sotto processo gli Stati. Rischia inoltre di favorire l’esportazione di prodotti senza curarsi minimamente dei limiti di tutela sanitaria che ci sono nei Paesi europei. Per noi il Ceta si presta a facilitare l’ingresso di multinazionali straniere, soprattutto americane con sede in Canada, a totale svantaggio delle nostre aziende. Se pure questo Trattato consente dei vantaggi per alcuni prodotti essenzialmente della Pianura Padana, per il resto d’Italia invece non fa che creare problemi sotto ogni punto di vista. Deve quindi essere stoppato”.

Fino ad oggi cosa ha comportato di fatto?

“Il commercio globale purtroppo risente di questi accordi bilaterali che in molti casi sono assolutamente negativi. Oltre al Ceta ce ne sono altri che andrebbero stralciati e ridiscussi. La nostra agricoltura, quella del Mezzogiorno in particolare, è stata sempre trattata come una cenerentola sul piatto degli scambi internazionali. Il ministro Di Maio ha ribadito chiaramente che l’agricoltura deve essere sacra. Dobbiamo tornare a difendere il nostro territorio, il cibo sano e genuino, il nostro ambiente e le aziende italiane che sono state sacrificate sull’altare di scambi commerciali rivolti a favorire altri e diversi interessi. Questo modello non funziona”.

L’ultimo esempio lo si sarebbe avuto con i dati relativi al parmigiano italiano e con un boom di formaggi taroccati provenienti proprio dal Canada come denunciato da Coldiretti. Come commenta questa vicenda?

“Restare nel Ceta significherebbe anche legittimare il Parmesan americano e accettare questo scandalo. Dobbiamo invece proteggere il made in Italy, impedendo che all’estero continuino a fare le fotocopie dei nostri marchi più pregiati. La genuinità dei nostri prodotti rischia così di essere falsificata. Il nostro made in Italy oltre che difendere la propria qualità, punta anche e soprattutto a tutelare la salute dei consumatori”.

GranoSalus da anni combatte contro le esportazioni dei prodotti taroccati e poco sicuri dal punto di vista della qualità. Come vi sentite oggi nel vedere che la vostra battaglia è condivisa anche da altre associazioni?

“Le parole in verità contano fino ad un certo punto. A contare davvero sono i fatti, e alcuni fatti ci dicono che certe associazioni parlano bene ma razzolano male. Perché non ha senso firmare certi accordi in sede europea, e poi tornati in Italia disconoscerne il valore. Nelle ultime settimane ci sono state diverse audizioni, e devo dire di essere rimasto davvero sconvolto nel sentire alcuni rappresentanti di associazioni di categoria del mondo agricolo, esprimersi favorevolmente sul Ceta. Il paradosso è rappresentato dal fatto che, mentre la base degli agricoltori e dei consumatori è contraria a questi accordi che penalizzano le produzioni italiani,  i vertici delle associazioni agricole e della cooperazione che dovrebbero tutelare gli interessi della base, sono invece favorevoli in base alla falsa convinzione che con il Ceta si otterrà l’aumento degli scambi. E’ vero esattamente il contrario. Tutti invocano la libertà di commercio in nome della globalizzazione, salvo poi prendere atto del fatto che questa penalizza maggiormente i prodotti made in Italy. C’è molta ambiguità, e noi come M5S intendiamo fare chiarezza. Anche la Lega pare sulle nostre posizioni”.

Cosa proponete in alternativa al Ceta?

“La priorità ora è quella di bocciare il Trattato e lo faremo appena arriverà in Parlamento. Basterà che l’Italia dica di no per inceppare l’intero meccanismo europeo. Valuteremo però nel contempo i contenuti dell’accordo con il Canada per vedere come migliorare i rapporti. E’ importante soprattutto evitare  il rischio rappresentato dall’arrivo di grano contaminato e di glisofati, che non andrebbero nemmeno dati ai maiali, e rischiano invece di essere serviti sulle nostre tavole”. 

 

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