Dl dignità: cosa manca al decreto e cosa agli imprenditori

Politica

Abbattere il costo del tempo indeterminato. Favorire le assunzioni. Il Dl dignità senza un’integrazione o modifica, chiamatela come vi pare, appare mozzo. Ci pensa l’opposizione a sottolineare le mancanze ma lo sanno un po’ tutti.

La prima a chiedere una “correzione” in questi termini è Giorgia Meloni, ospite a Montemarcello (Sp) dell’ultima serata di ‘Liguria d’Autore’. Ci vuole un’agevolazione per l’imprenditore che assume, altrimenti la precarietà non sarà battuta dall’assunzione, ma dalla disoccupazione. Troppo pericoloso non pensare anche all’altra parte in gioco e non cercare una soluzione più completa al problema delle politiche lavorative.

Di ieri, infatti, anche le polemiche con il presidente dell’Inps Boeri che era nuovamente intervenuto sulle misure del governo, per bocciare l’iniziativa di Di Maio in termini di occupazione. Ne era scaturita una critica forte con minaccia di rimozione, ma il vice premier è stato chiaro: “Non possiamo rimuovere Boeri Ora. Quando scadrà terremo contro che non è minimamente in linea col Governo”.

D’altronde con Renzi o Gentiloni non si era mai sentito un commento, idem (è l’accusa della Meloni) per quanto riguarda Mattarella, che ha già fatto sentire la sua voce rispetto alle scelte dell’esecutivo in tema di immigrazione.

Fatto sta che neanche è nato, che il dl Dignità non trova l’unanimità di consenso.

Ma le rivoluzioni, si sa, non avvengono mai gratis né sono a costo zero. Gli italiani lo sanno, visto che pagano da anni la crisi sulla loro pelle. Il rischio che il governo sbagli se lo vogliono assumere, per la rete peggio di come sta andando non potrà andare. Forse è questo che sfugge a chi sta nel benessere e quindi anche a quelli del professionismo politico: non c’è nulla da perdere o è talmente poco che è tanto vale provare.

Poi c’è un messaggio da mandare a quegli imprenditori che si arricchiscono e lucrano eccessivamente sul lavoro altrui: non escludete i vostri dipendenti dal futuro regalandogli una vera precarietà e una finta assunzione (perché il problema è solo il contratto pieno, non l’assunzione del soggetto in gamba, che avviene di anno in anno, “concessa” come un aiuto e non come un impegno reciproco al bene dell’azienda).

Tutto questo però deve andare a braccetto con la capacità di saper agevolare l’imprenditore (che ha bisogno di sostegno e di uno Stato amico e non nemico), soprattutto quelli virtuosi, in un meccanismo fertile che sappia oliare di nuovo il sistema lavoro/profitto.

Mission impossible? Chissà se questo governo riuscirà nell’impresa.

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