Mondiali. Il mondo progredito guarda al modello Francia. E alla verità?

Politica

La vittoria calcistica della Francia ha seguìto di un giorno la ricorrenza della presa della Bastiglia (il 14 luglio): l’evento che ha fatto da apripista alla Rivoluzione del 1789.
E sia nel caso del 1789, sia ieri, abbiamo assistito e stiamo assistendo ad una narrazione “epica”, ideologica a senso unico. Come del resto, c’era da aspettarselo. Non è una novità, ad esempio, a proposito delle “prese storiche”, che si tratti di versioni di comodo.

Ogni nuovo sistema ha bisogno di un mito fondativo, anche a costo di forzare la realtà e la verità. La presa russa del palazzo d’Inverno fu fatta senza lo zar e finì con un saccheggio spaventoso ad opera degli insorti, una specie di esproprio proletario ante litteram; la presa di porta Pia, una sorta di sceneggiata risorgimentale, a fronte di un Pio IX che non ha voluto combattere; la presa della Bastiglia rappresenta il caso più grottesco: più che di lotta all’assolutismo monarchico, fu la conquista di una fortezza dove dentro dimoravano, non prigionieri politici, ma sette detenuti, tra cui 4 falsari, due pazzi e un seguace del marchese De Sade e questo senza approfondire le altre bugie rivoluzionarie, come gli strumenti di tortura trovati, in realtà corpetti medioevali presenti nel museo dentro le mura, e la carneficina perpetrata nei confronti della guarnigione, giustificata non dalla bieca repressione degli affamatori del popolo in divisa, ma dalla consegna spontanea delle armi da parte di veterani malmessi, con cui i giacobini avevano pure mangiato promettendo loro l’impunità.

Se leggiamo i giornali, anche la squadra di calcio vincitrice del mondiale di Russia, non è sfuggita ad una operazione di legittimazione etica fatta a tavolino.
Tralasciando il commento sui meriti e i contenuti della partita contro la Croazia, i titoli sono emblematici: “La meglio gioventù, Francia globale, Vince la squadra del mondo”. Definizioni mirate a magnificare il modello politico e culturale incarnato da Macron, ossia la nazione inclusiva, aperta, cosmopolita, che favorisce i cittadini del mondo, i migranti francesizzati. Insomma, la patria di libertè-egalité-fraternitè, simbolo di Repubblica laicista, e di una compagine sportiva non a caso composta da otto giocatori su 11 di colore, rispetto, invece, alla Croazia, simbolo del vecchio nazionalismo etnico, del sovranismo (tutti i giocatori sono bianchi e rigidamente croati per diritto di sangue).

14 luglio 1789, 15 luglio 2018: il mondo progredito guarda alla Francia.
Peccato che non si guardi mai alla verità. Che la Croazia ha giocato bene, che la Rivoluzione francese è stata anche l’icona del Terrore giacobino, con 200mila morti vandeani, colpevoli di non assecondare la democrazia di Parigi, e che Macron ha chiuso le frontiere a Ventimiglia, e i migranti vivono nelle banlieues.

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