Arresti clan Casamonica, parla Tonelli (Lega): “Salvini non si fa intimidire. Lo Stato c’è”

Interviste

Duro colpo al clan dei Casamonica. I Carabinieri del Comando di Roma stanno eseguendo tra la Capitale e le provincie di Reggio Calabria e Cosenza 37 misure cautelari in carcere, emesse dal gip di Roma su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Lo Speciale ha chiesto un commento in merito all’ex segretario generale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap) Gianni Tonelli, oggi parlamentare della Lega. Incredibilmente nelle scorse settimane proprio alcuni Casamonica furono protagonisti di uno scontro con il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, dopo che questo aveva proposto il censimento di tutti i rom.

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Che effetto le ha fatto sapere di questo blitz contro i Casamonica e altri gruppi ritenuti criminali dagli investigatori dell’Antimafia?

“Mi piacerebbe commentare che in generale la pacchia è finita. Io ho subito condannato le spacconerie di chi si era permesso di dire al Ministro dell’Interno che doveva rigare dritto, quindi non potevano essere tollerate ulteriormente. Forse qualcuno non ha ancora capito con chi ha a che fare. Salvini non è persona che si fa intimidire tanto facilmente o che ha secondi fini. Tutti noi che lo abbiamo sostenuto siamo entusiasti di ciò che sta facendo. Poi purtroppo ci sono altre persone che non agiscono per convinzione, ma per interesse. Vere e proprie lobby che stanno facendo di tutto per ostacolare l’azione del Governo sul tema della sicurezza”.

E i clan che c’entrano?

“Mi pare evidente che anche loro abbiano tutto l’interesse a deviare l’azione delle forze dell’ordine e ad indebolire l’apparato della sicurezza in senso generale. Ma la musica è cambiata. Sono contento di questa operazione, ritengo sia una risposta forte dello Stato. Non è possibile che certe persone possano permettersi il lusso di dire quelle cose ad un ministro dell’Interno, chiunque esso sia. In uno Stato normale una cosa del genere sarebbe inconcepibile, mentre da noi c’è stato chi, a queste persone, ha concesso pure la visibilità mediatica”.

Premesso che è sbagliato denigrare tutti i rom sulla base del fatto che anche i Casamonica lo siano, dopo quanto accaduto pensa sia oggi ancora più opportuno procedere al loro censimento come proposto da Salvini nelle scorse settimane scatenando forti polemiche?

“A prescindere dalla vicenda dei Casamonica, non si può non tenere conto del fatto che la loro reazione contro Salvini scaturì proprio in seguito all’annuncio di voler procedere ad un censimento di tutti i cittadini di etnia rom. Quindi va bene fare le dovute differenze, ma questo è un dato oggettivo. Salvini non ha mai parlato di schedatura a sfondo razziale, ma di un censimento rivolto a conoscere un fenomeno. Tutti noi siamo stati censiti e lo Stato non solo ha il diritto, ma direi la necessità di censire chi vive sul proprio territorio, e questo per ragioni di ordine demografico, anagrafico, fisico o fiscale. E’ possibile che possano esistere campi rom di cui non si conosce la composizione, né le persone che ci vivono? E se ci fossero soggetti colpiti da mandati di cattura nei loro Paesi e fuggiti qui per nascondersi? La finalità era molto chiara, genuina e positiva. Poi quando la pletora dei radical chic si mobilita strumentalizzando ogni proposta con magliette rosse e quant’altro, il messaggio inevitabilmente viene distorto. Ma mi pare che l’opinione pubblica non si lasci condizionare”.

Tornando ai Casamonica, come commenta il fatto che le loro presunte attività criminali, secondo gli investigatori, durassero da anni nella più assoluta omertà, visto che nessuna delle tante vittime ha mai trovato il coraggio di denunciarli?

“La pacchia, torno a ripeterlo, finalmente è finita. Le persone devono tornare ad avere fiducia nello Stato. Se fino ad oggi non l’hanno avuta, è arrivato il momento di tornare ad acquisirla, perché come ha confermato l’operazione di oggi, lo Stato c’è e tutela i cittadini onesti da ogni attività criminale. Certo, l’apparato della sicurezza negli ultimi anni è stato depauperato a tal punto che serviranno almeno dieci anni per rimetterlo in piedi. Ma nonostante ciò, oggi c’è un Governo, c’è un ministro dell’Interno, ci sono gli apparati di pubblica sicurezza che stanno tutti al fianco dei cittadini vittime di reati che vorranno denunciare i loro aguzzini. Essi saranno adeguatamente tutelati, garantiti e protetti. Lo saranno a livello istituzionale, ma siamo certi anche da parte della magistratura”.

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