Di Maio Vs Il Giornale, Geloni: “Si sta imitando il peggio della retorica grillina”

Interviste

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E’ bufera sull’attacco de Il Giornale contro il ministro dello Sviluppo Economico Luigi di Maio accusato dal quotidiano diretto da Alessandro Sallusti di avera assunto “l’amica” attivista grillina come sua segretaria particolare a 70mila euro l’anno. Di Maio ha replicato e smontato l’accusa definendola una bufala (LEGGI QUI). Ma perché ancora una volta si usano le donne per fare polemica politica? Soprattutto da parte de Il Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi, quando proprio il leader di Forza Italia è stato attaccato e denigrato circa i suoi rapporti con l’universo femminile? Lo Speciale ne ha parlato con la giornalista e politologa Chiara Geloni responsabile del sito web di Articolo 1-Mdp alla quale ha chiesto anche notizie circa i movimenti in atto nel Pd, con Renzi che sarebbe in procinto di rompere ogni indugio e dare vita ad un nuovo partito.

Cosa pensa di questa polemica fra Di Maio e il Giornale relativa alla segretaria particolare del Ministro?

“Sono convinta che un ministro abbia tutto il diritto di scegliersi la segretaria che vuole. Io personalmente non lo avrei mai criticato per questo. Non credo che prendere il peggio della retorica grillina giovi a chi oggi è chiamato a fare opposizione. E’ certamente fastidioso assistere a certe polemiche”.

C’è chi dice che se si fosse trattato di un uomo forse tanto clamore non ci sarebbe stato. Condivide?

“Non credo sia questo il problema centrale. Certo, la cosa è molto sgradevole, anche se sarebbe ingiusto dire che questo avviene soltanto nei confronti delle donne. L’accanimento è un po’generale in verità”.

In che senso?

“Mi pare che Il Giornale da questo punto di vista abbia tutta una sua storia e quando si è deciso di colpire gli avversari, non lo si è fatto soltanto utilizzando le donne. Ciò premesso ripeto, la critica a Di Maio non sta in piedi perché ha il diritto di scegliersi i collaboratori che vuole. Ancora di più se poi la persona che si è scelta è competente”.

Però converrà con me sul fatto che ad un collaboratore maschile difficilmente si fa l’esame del sangue come ad una donna?

“Certo, e non nego il fatto che certe polemiche che continuano ad incentrarsi sul mondo femminile siano alquanto vergognose. Nomn era affatto mia intenzione minimizzarle”. 

Sul Pd c’è chi parla del tentativo di Renzi di trovare un’intesa con Zingaretti e chi invece annuncia che a breve lascerà il partito. Quale lo scenario più credibile?

“Non saprei, penso che in realtà non abbia ancora deciso cosa fare. Ho l’impressione che stia alla finestra in attesa di capire come si metteranno davvero le cose per lui,  fuori o dentro il Pd. Difficilmente accetterà di rimanere dentro in una posizione di irrilevanza, ma sa perfettamente che i sondaggi non sono affatto lusinghieri nei confronti di un’operazione esterna, con la formazione di un suo partito. Sta prendendo tempo, ma nel contempo tiene paralizzato un intero partito”.

L’ipotesi che possa appoggiare Zingaretti in vista del congresso, fino ad aver dato mandato al fedelissimo Lotti di esplorare le possibilità di un’intesa come la ritiene?

“Andrebbe chiesto a Zingaretti quanto gli convenga avere l’appoggio di Renzi. Questa scelta del resto dipenderebbe soltanto da lui e da come vorrà effettivamente porsi in vista del prossimo congresso, anche con riferimento al giudizio sulla politica di questi anni. Parlare di ricostruzione del centrosinistra può dire poco rispetto agli italiani. Forse potrà tornare utile per le dinamiche interne al Pd, ma agli elettori rimasti o andati via, questo potrà interessare fino ad un certo punto se il congresso non si pronuncerà chiaramente sulle politiche degli ultimi anni. Non si può pensare di ricostruire il centrosinistra su quelle stesse scelte che gli italiani hanno bocciato”.

Nel caso in cui Renzi decidesse di lasciare il Pd, a quel punto per Leu e per quanti si sono allontanati dal Pd ci potrà essere la possibilità di tornare a casa con nuovi interlocutori, Zingaretti per esempio, o Calenda, che comunque parlano di una riaggregazione a sinistra?

“Il Pd non esiste già più, se non avessi pensato che la sua esperienza era fallita a causa delle scelte di questi anni, non avrei deciso di uscirne. Non credo serva oggi tematizzare un possibile ritorno a casa, ma serve ripartire e ricostruire una seria politica di centrosinistra che abbia come obiettivo il governo del Paese. Ovviamente sono consapevole del fatto che Leu questa proposta non possa avanzarla da sola e non penso che,chi è uscito dal Pd possa avere l’esclusiva del centrosinistra. Dirò di più, non credo nemmeno che le persone rimaste nel Pd siano di destra, e sono convinta che molte possano essere interessate alla mia stessa prospettiva in una logica di cambiamento”. 

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