L’Europa senza confini di Mattarella assomiglia a quella di Soros più che di De Gasperi

Politica

Gli appelli di Sergio Mattarella sono diventati dei veri e propri manifesti. Per carità, nulla di strano o di sbagliato. Ma a questo punto dobbiamo chiederci se il capo dello Stato sia il garante dell’attuale quadro politico o di un altro quadro politico che potrebbe apparire vecchio di almeno 40 anni.

Naturalmente, il presidente della Repubblica risponde alla nostra Costituzione, che però, va detto, esalta nei suoi articoli imperativi, la democrazia, la sovranità popolare e la libertà di opinione etc.

E il compito di un arbitro, tale Mattarella è e dovrebbe essere, è capire le istanze popolari, pure quelle fuori dagli schemi classici, non mortificarle, bacchettarle, censurarle continuamente.

Come se le posizioni populiste e sovraniste, non fossero idee, frutto della libertà e della sovranità popolare, visto che hanno prodotto una maggioranza di governo (Lega e 5Stelle), votata il 4 marzo dagli italiani, ma semplicemente follie che non hanno diritto di cittadinanza, errori di fondo, posizioni false. In una parola, il male, tipo il “sonno della ragione” che ogni tanto nella storia fa la sua irruzione, generando mostri.

Tralasciando considerazioni di carattere storico (una riflessione sul “patto ciellenistico” costituente del 1946-48, oramai morto e sepolto, siglato da partiti che non esistono più, dalla Dc al Pci, che ha dato vita alla nostra Carta, prima o poi andrà fatta), le dichiarazioni “estere” di ieri di Sergio Mattarella sono state estremamente chiare ed emblematiche. E non attengono più ad ammonizioni, indicazioni generali, ma si tratta purtroppo di scelte imperative a senso unico che ricordano, ad esempio, il “preambolo democratico e antifascista” che Oscar Luigi Scalfaro fece firmare al neo-premier Silvio Berlusconi, nel 1994, colpevole di aver vinto le elezioni del 27 marzo, con la sua inedita squadra di centro-destra, ritenuta allora, dal Palazzo, una nuova incarnazione del fascismo.

Adesso il “nuovo pericolo simil-fascista” è il governo gialloverde, reo di chiudere i porti, irrigidirsi su immigrazione e criminalità, e soprattutto di proporre soluzioni sovraniste (prima gli italiani) rispetto ad una Ue che non funziona, a politiche di integrazione che si sono rivelate fallimentari, e politiche economiche (l’euro) quantomeno zoppicanti.

“Attentato di lesa maestà da pensiero unico democratico, liberale e laicista”: questo è il reato del governo Conte.

Quando Mattarella da Tbilisi in Georgia, afferma che “il grande disegno che ha reso l’Unione un successo unico nella storia, polo di attrazione imperniato sui principi di democrazia liberale, spazio di pace e prosperità”, formalmente sembra un concetto innocuo (si potrebbe discutere, semmai, per mesi sul suo presunto successo); sostanzialmente rivela un giudizio (il grande disegno), soprattutto se lo si accosta alle recenti preoccupazioni del Quirinale, in linea con gli eurocrati di Bruxelles (si pensi al caso Savona e alle continue esternazioni anti-populiste), in funzione anti-Salvini e anti-Di Maio.

Come dire, l’Europa o è democratico-liberale o non è, con tutto ciò che comporta tale assunto: euro, mercato, economia, priorità di Bruxelles sui governi nazionali etc.

Quindi, le altre visioni di Europa, come quelle alternative, proposte da Polonia, Ungheria, o dall’Austria, la Baviera, e adesso l’Italia, non vanno bene, vanno bloccate. Visioni che – scandalo – osano rimettere in discussione l’impianto continentale, magari nel nome e nel segno di un altro euro, o di una libera associazione di Stati indipendenti e sovrani.

Infatti, Mattarella, nel suo discorso georgiano, ha dato il carico da undici ribadendo che “l’Europa deve essere aperta al libero scambio, senza sottostare alla logica dei dazi”: non è una sorta di manifesto pure contro Trump o contro la Brexit? Una scelta di campo.

Infine, la questione dei confini: “La Ue senza confini mentali e materiali”. Non è come una sentenza che nega il diritto dei popoli ad avere una patria, un’appartenenza geografica e storica, un radicamento fisico, religioso, culturale?

E quest’Europa che tanto esalta Mattarella non ha anche come confini l’Atlantico e gli Urali, e non è figlia di radici storiche, culturali e religiose ben precise, ossia, medioevali e cristiane, oltreché classiche?

Oppure si ritiene l’Illuminismo e la dimensione universalistica multiculturale, multirazziale dell’uomo-cosmopolita (l’uomo globale, il mercato globale), un dogma? L’unico punto di partenza della sua civiltà, tra l’altro recepita unilateralmente dal preambolo della Costituzione Ue?

Ma allora questa Europa che tanto richiama Mattarella non è quella di De Gasperi, ma piuttosto assomiglia a quella di Soros: tutti apolidi (senza identità culturale e religiosa, migranti e autoctoni), tutti precari (senza identità sociale e lavorativa) e tutti liquidi (senza identità biologica), tutti “integrati” dentro un sistema economico e sociale, costretti a lavorare senza tutele e garanzie, e a consumare; tutti sudditi della finanza.

 

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