Marchionne in condizioni irreversibili. Ma sono gli attacchi al manager a uccidere di più

Politica

Bisognerebbe soltanto rispettare questa fase. Invece oggi, il giorno dopo la notizia, si passa dalle beatificazioni alle critiche come se Sergio Marchionne stesse in forma e non in un letto di morte, come appare dalle ultime indiscrezioni. Un tumore ai polmoni sarebbe ora il suo peggior nemico, lui che amava così tanto le sigarette e concedersele anche dietro colonne e spazi improbabili, ora lotta tra la vita e la morte.

E proprio per questo hanno colpito l’opinione pubblica, per la loro durezza, le parole di Enrico Rossi raccolte in un post su FB che ottenuto molte condivisioni, ma anche molte critiche. Il presidente ex Pd della Regione Toscana ha scritto che “i giornali esaltano le sue capacità di leader e di innovatore” ma “non si deve dimenticare la residenza in Svizzera per pagare meno tasse, il Progetto Italia subito negato, il baricentro aziendale che si sposta in Usa, la sede legale di FCA in Olanda e quella fiscale a Londra. Infine, un certo autoritarismo in fabbrica per piegare lavoratori e sindacati; e gli occupati che sono passati dai 120000 del 2000 ai 29000 di oggi”.

Il grillino Alessandro Di Battista ha subito attaccato “l’ipocrita e falsa sinistra” e di coloro che “quando Marchionne era un uomo estremamente potente hanno fatto i lacchè e oggi si permettono di fare i rivoluzionari del c…”. Ha usato anche lui lo stesso social network ma ha scelto una diretta per comunicare il suo messaggio di vicinanza all’uomo, evitando però le polemiche sulle sue scelte imprenditoriali.

C’è poi chi come Renzi a provato disgusto verso chi in queste ore sta “ironizzando o insultando un uomo come Sergio Marchionne che sta vivendo ore disperate”. Per l’ex premier, che con il manager aveva (agli inizi) un rapporto privilegiato e di stima e sostegno, “è giusto anche riflettere su alcuni punti fondamentali. Marchionne ha riaperto fabbriche che erano chiuse o stavano chiudendo: ha creato lavoro, perche’ il lavoro si crea assumendosi rischi, non aspettando sussidi. Ha risollevato aziende che erano considerate finite. E se è stato oggetto di polemica si deve anche al fatto che il talento viene spesso criticato perchè la nostra società è basata più sull’invidia che sull’ammirazione”.

Fatto sta che Marchionne non è stato solo delocalizzazioni, e lo hanno ricordato in tanti, e sarebbe crudele ridurlo a questo. Ha difeso il primato tecnologico del gruppo sull’alimentazione a metano ed è stato l’unico a sperare e lavorare affinché il futuro dell’auto non fosse stato nell’elettrico, anche se ancora non fosse riuscito nell’impresa futuristica di una macchina senza benzina.

E’ stato un visionario? Un innovatore? Un bravo giocatore? Indubbiamente ora l’azienda rischia contraccolpi, e questa è l’unica preoccupazione che dovrebbe unire destra e sinistra senza polemiche sulla persona.

Quanto all’uomo Marchionne, in questi momenti, è meglio ricordare la sua umanità laddove diverse persone che lo hanno incontrato riportano aneddoti e il suo esempio.

E’ il caso del sindaco di Norcia, che ha parlato dell’interessamento del manager alla situazione post terremoto del Centro Italia: voleva sapere cosa stessero vivendo e “parlandogli dello sconforto in cui eravamo piombati ci spronò ad andare avanti e a chiederci ogni giorno se avessimo combinato qualcosa di buono e migliore rispetto al giorno prima”. Nacquero dei progetti importanti per Norcia, “a cominciare – ha ricordato il sindaco – dalle due cliniche mobili presentate in piazza San Benedetto in primavera, alla presenza del rappresentante della comunità Italo-canadese, Sam Ciccolini e del presidente della Fondazione ‘Science for life’, Corrado Cusano ma soprattutto quella donazione ci permetterà di realizzare il nuovo centro Lombrici per accogliere i nostri anziani”.

Anche questo era l’uomo, top manager di Fca.

 

 

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