Famiglia Cristiana, Salvini-Chiesa: è iniziata la “guerra di religione”

Politica

Che la Cei non controlli più la base cattolica è una realtà. Che i media e le associazioni cattoliche siano tutte divise, smembrate, autoreferenziali, le une contro le altre armate, nella difesa di decennali rendite di posizione, è un’altra verità. E che i cattolici votino da anni per tutti i partiti (senza un riferimento unitario comune), è addirittura un luogo comune.

Credenti che votano Lega, che votano 5Stelle, Pd, destra e Popolo della Famiglia (l’unico soggetto che rivendica una rappresentanza omogenea dei credenti). Credenti che sulla carta sono il 70% degli italiani, ma che nella sostanza (i praticanti), si riducono a 3 milioni.

La questione da approfondire, in questa sede, non è tanto la legittimità, dopo la scomparsa della Dc, a veicolare i valori cristiani nella società, la cosiddetta coerenza tra il magistero e l’azione politica istituzionale nella res publica (argomento non da poco e comunque irrimandabile), ma il tasso di incidenza, influenza, la capacità di muovere e mobilitare della Chiesa.

La domanda è se le opinioni della Cei, le raccomandazioni, gli appelli, gli ammonimenti o i documenti ufficiali dei Sinodi, smuovano e formino le coscienze e se abbiano ancora un senso.

Si è visto, ad esempio, in occasione del Family Day, mobilitatosi per contestare l’approvazione di una legge (il Ddl Cirinnà sulle unioni civili), apripista della società arcobaleno (adozioni gay, utero in affitto, matrimoni egualitari, gender etc); una società contraria al diritto naturale, nel nome e nel segno della famiglia naturale, come sancita dall’articolo 29 della Costituzione, e del primato pubblico dei valori non negoziabili (il diritto universale a nascere, il diritto degli anziani, deboli e piccoli a non essere lasciati soli, il diritto dei figli ad avere un padre e una madre).

Ebbene, la stessa Cei, a suo tempo, non gradì la manifestazione del circo Massimo, considerata divisiva. E constatata l’impossibilità di bloccarla (segno di una debolezza oggettiva), tentò come noto, di spostarla nei suoi contenuti e nelle forme della comunicazione, cercando di trasformarla in “piazza fiscale” (dare soldi alle famiglie), in festa della famiglia non contro… il governo Renzi. Il Family Day, in soldoni fu l’inizio di un religiosamente scorretto, di un grillismo cattolico, di un’antipolitica cattolica, di uno scollamento tra istituzioni ecclesiastiche, associazionismo storico (si pensi all’implosione di Cl totalmente lacerata sulla scelta di partecipare all’evento) e popolo cattolico, che tuttora persiste.

Ora la Cei ha di fatto ispirato Famiglia Cristiana nella battaglia contro Salvini: Vade Retro è il titolo della copertina che vale più di un manifesto. E che condanna il ministro degli Interni alla dannazione.
Tutto lecito. E’ noto che sia il Santo Padre, sia la Chiesa, non gradiscono affatto le dichiarazioni e le scelte del governo sull’immigrazione, la chiusura dei porti, la tutela dei confini, le scelte economiche, la sicurezza troppo giustizialista e poco garantista, e infine, le posizioni sovraniste contro Bruxelles.
Ma è anche vero che tanti credenti simpatizzano per la Lega, forti del concetto “accoglienza sostenibile”, ribadito in qualche occasione da papa Francesco.

Una sostenibilità legata alla capacità da parte di uno Stato di far fronte ai migranti, secondo la disponibilità di posti di lavoro, delle case, delle strutture sanitarie, con un occhio pure all’integrazione culturale. In tal modo, salvando capra e cavoli: il “prossimo tuo”, inteso come primato delle famiglie italiane (l’identità culturale, storica, religiosa di un popolo), e il “prossimo tuo”, inteso come globalismo umanitario, dimensione universale della fede (Cristo è nei migranti), che porta la religione a diventare il cuore del mondialismo e la bandiera della società multirazziale e multiculturale.

Una frizione che né Salvini, né la Cei riusciranno a comporre.

Parte delle gerarchie ecclesiastiche, che oggettivamente, con queste campagne anti-Lega, si stanno collocando in una posizione di opposizione al governo gialloverde, più vicina al Pd e quindi, a quella visione liberal, laicista, globalista, che sta minando le fondamenta della società naturale.

E Salvini che dovrà dimostrare di essere un vero cristiano, collegando lo sventolio del Rosario all’azione concreta di governo, e uscendo dall’ambiguità che lo porta a rappresentare tutto e il contrario di tutto: guidare un partito Brancaleone, dove dentro convivono il ministro pro life Fontana e l’ultralaicista Bongiorno; partito che a sua volta, dovrà (non sappiamo fino a quando) convivere col contratto di governo, scritto con quei grillini, i principali fan del giacobinismo laicista, dei matrimoni arcobaleno, del gender e della liberalizzazione delle droghe.
Salvini riesumerà la maglietta “il mio papa è Benedetto”?

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