Daisy. Vittima del vero razzismo: le “uova” dem

Politica

Io credo che ora Daisy sia la prima ad essere delusa e mortificata. Alla luce dei tanti, troppi comunicati stampa, dei commenti social (molti dei quali orribili e ingenerosi) e soprattutto delle interpretazioni di parte, tutte rigidamente “anti-Salvini”, la sensazione che da oggi avrà è quella di essere stata strumentalizzata.
Strumentalizzata dal vero razzismo, quello “democratico” della sinistra politica, intellettuale e mediatica che, per esistere e sopravvivere alle sconfitte elettorali, ha bisogno sempre di nemici da immolare sull’altare dell’etica, della morale, dell’uguaglianza, della libertà.

Sto parlando dei “professionisti dell’umanità”, gli “indignati morali” che vedono fascismo e razzismo ovunque, per nascondere unicamente le loro vere responsabilità. Che si commuovono, ad esempio, per i bimbi separati da Trump o per i morti in mare, e se ne fregano degli anziani abbandonati negli ospedali, o nelle case l’estate, che non hanno soldi per accedere alle cure, se ne fregano dei poveri italiani, o dei bambini morti per aborto o per quella droga che vogliono liberalizzare etc. Un “razzismo progressista”, che considera i cittadini degli imbecilli quando votano destra o come il 4 marzo e maturi quando votano sinistra. Un razzismo che oggi esalta Daisy e che domani la dimenticherà (almeno il presidente del consiglio Conte l’ha chiamata esprimendo la sua solidarietà).

Una storia vecchia quella della strumentalizzazione ideologica: che porta ad enfatizzare il caso-Moncalieri, perché conviene e a ignorare il caso-Pamela di Macerata perché evidenzia gli errori della cultura libertaria e i danni sulla pelle dei nostri giovani, perché colpisce il vulnus dell’integrazione “a tutti i costi” e perché riguarda nigeriani che stuprano e spacciano e non giovani fascistelli con la testa rasata, figli del clima salviniano.
Interviste, dichiarazioni, titoli di giornali che Daisy (almeno fino a ieri) si è illusa di cavalcare, e che invece, da simbolo anti-razzista, l’hanno trasformata gradualmente nello scorrere delle ore, in fenomeno mediatico.

E’ bastato osservare il suo sguardo di fronte agli scontri verbali tv di Agorà sul tema scatenato da lei (uno per tutti, il duello Centinaio-Serracchiani), per fare farle una problematica e complessa marcia indietro “via microfono”: da fatto razzista a fatto percepito da lei come razzista, fino alla considerazione che in Italia non c’è un pericolo razzismo (direttamente alimentato dalle politiche del governo giallo-verde e in particolare dal ministro degli interni, reo di soffiare sul fuoco con le sue parole e i suoi twitter).

Ma torniamo alla cronaca secondo le categorie della politica. Daisy, subito dopo l’aggressione, un po’ per naturale spavalderia, data l’età, un po’ per protagonismo tipico di una certa cultura esibizionista molto televisiva, che caratterizza specialmente oggi il dna dei giovani, ha gettato il suo sasso. Sasso subito raccolto dalla sinistra che non aspettava altro per dimostrare l’emergenza razzista (come quella fascista, come quella xenofoba e omofoba), tra i tanti mali dell’esecutivo populista. Daisy voleva farne un caso personale, la sinistra un caso politico collettivo.
Gli stessi inquirenti, invece, stanno orientandosi su altre strade, hanno raccontato un’altra storia: pare che la banda dell’uovo ce l’avesse con le prostitute quel giorno (il degrado del quartiere), e comunque sempre a Moncalieri, si è scoperto, che erano state già colpite altre persone, esattamente 4 anziani italiani, che naturalmente non hanno avuto le luci della ribalta in quanto italiani e pertanto, politicamente e culturalmente non utili alla propaganda.

I fatti delinquenziali, criminali o teppistici, sono tali e come tali vanno condannati, indipendentemente dalla mano che li compie: italiani, giovani annoiati della borghesia bene, emarginati, disoccupati, immigrati regolari o clandestini e via dicendo.

Stabilire un legame obbligato e obbligatorio per colpire le politiche di ridimensionamento e contenimento dell’immigrazione attuate da Palazzo Chigi, è pericoloso e non paga: perché inesorabilmente apre il discorso sulle responsabilità di chi ha favorito l’ingresso indiscriminato di tutti, nel nome di una società aperta e inclusiva, senza regole, senza pensare alla sostenibilità del fenomeno, senza saperlo gestire, senza pensare al dato culturale, parto di miti utopistici e astratti (l’umanitarismo giacobino, laicista, la società aperta, il pensiero liberal e radical).

Utopia funzionale al globalismo economico che distruggendo e demonizzando confini, identità, limiti storici, geografici, culturali, Stati sovrani, costruisce soltanto una landa di schiavi dell’economia condannati a lavorare senza tutele e consumare. E i popoli se ne stanno accorgendo.
Quella sinistra mondialista che non ha pensato all’impatto sociale in Italia di centinaia di migliaia di uomini, rifugiati politici, migranti economici e climatici, scatenando inevitabilmente con i nostri disoccupati ed emarginati una terribile guerra tra poveri, germe dell’intolleranza.
Perché il vero tema non è il razzismo, ma l’intolleranza, il mortifero processo di involuzione sociale, di regressione culturale e civile, che attanaglia l’Italia e non solo.Intolleranza verso i piccoli, gli anziani, i deboli, i malati, i diversi, i grassi, i bassi, i neri, i bianchi, i rossi, i gialli, i poveri, i ricchi e anche i credenti (c’è infatti pure un pericoloso livore anticristiano di natura laicista e giacobina).

Un consiglio a Daisy: rimanga sé stessa, fulgido esempio dell’integrazione che funziona. Basata su un percorso, non un atto dovuto automatico, ma un esempio di studio, sport e di italianità, in omaggio al principio che italiani oltre a nascere si può diventare.
Sé stessa senza farsi utilizzare dalla politica, dai luoghi comuni e da quella ribalta che rischia di bruciarla.
Meglio la ribalta sportiva che di per sé è già modello pedagogico molto più positivo per tutti, giovani e adulti.

Condividi!

Tagged