Caro Tajani, non avete capito: Salvini è più avanti del centrodestra (morto)

Politica

Oggi Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo e vice-presidente di Fi, in un’intervista sul Corriere della sera ha detto a Matteo Salvini di fare “cose di centro-destra”, parafrasando il celebre appello del regista Nanni Moretti che a suo tempo, accusò la sinistra di debolezza verso Berlusconi: “D’Alema dì qualcosa di sinistra”.

A parti inverse, il concetto è lo stesso: richiamare le strategie, le rendite di posizione che si amplificano quando si tratta di poltrone, a schemi e categorie culturali che dovrebbero ispirare la politica nel senso più nobile e alto.
Ieri D’Alema non era più coerente con i valori di sinistra e oggi Salvini non sarebbe più coerente con i valori di centro-destra e con quel programma votato dagli italiani lo scorso 4 marzo.

Coerenza e incoerenza, è un’analisi sbagliata: non tiene conto che la realtà modifica le categorie e che le stesse cambiano col mutare della storia. Non necessariamente l’attualizzazione dei pensieri, degli indirizzi, significa tradimento, rispetto all’ortodossia dottrinaria che deve restare immobile, musealizzata, ridotta a mera testimonianza.

Prendiamo il caso del decreto dignità, appena votato e subito bollato da Fi e da Fdi come “decreto di stampo vetero-marxista e statalista”. Osservazione confermata da Tajani e che dimostrerebbe in modo chiaro l’allontanamento di Salvini dalla purezza ideologica del centro-destra. Da qui il suo appello a dire cose di centro-destra.

Una Lega, questo è il tema, condizionata dallo statalismo e dal giacobinismo dei grillini.

Il ragionamento di Tajani e dei suoi non tiene conto di due fattori: che oggi destra e sinistra sono finite, come le dicotomie ottocentesche (liberali-socialisti, liberisti-statalisti etc); oggi la nuova categoria è alto-basso, popoli contro caste, identità contro globalizzazione, sovranità politiche contro economia finanziaria delle lobby, sovranità contro Europa etc; e su questa base Salvini è più avanti rispetto al ceto politico di Fi e Fdi. Si dirà che il 4 marzo ha preso i voti col centro-destra “modello 1994”, con Berlusconi, ma i processi politici sono oggettivi. E indubbiamente, nel caso del governo Conte, il processo politico “contrattuale” tra Lega e 5Stelle sta portando, insieme alle normali fibrillazioni, anche ad elementi di osmosi: sto parlando di un “polo sovranista o populista”, cui legittimamente si sta contrapponendo un “polo liberal” di opposizione costituito da Pd e Fi, che guarda caso, stanno votando insieme (dalla Rai al decreto dignità).

L’osmosi tra Lega e 5Stelle si traduce nel fatto che i leghisti portano e stanno portando in dote la loro idea di sicurezza, di immigrazione, famiglia e sovranità; i grillini stanno portando in dote la loro idea di giustizia, economia e una nuova visione del pubblico, dopo tanto privatismo e liberismo selvaggio.
Si arrendano quindi, quei politici nostalgici del vecchio corso, legati a lenti ideologiche superate di rappresentazione della realtà. Inutile riportare indietro la storia e le dinamiche politiche. Lega e 5Stelle stanno edificando una “nuova ideologia italiana”.

Se Tajani e i suoi azzurri (secondo fattore) pensano di recuperare Salvini bacchettandolo sul tasso di liberismo abbandonato per gli impegni di governo (critica al decreto dignità troppo statalista, e mancanza di velocità sulla flat tax), commettono un errore di valutazione. Il liberismo non è più da tempo il mastice dello schieramento e non sarà più il collante del centro-destra del futuro.

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