La crisi libica, la Francia e gli effetti per l’Italia: ‘massima allerta’

Esteri Politica

Lo Stato d’emergenza a Tripoli quanto riguarda l’Italia? Il Governo Serraj è sotto assedio da parte di forze armate vicine al generale Haftar sostenuto dalla Francia e questo apre nuovi scenari di guerra geopolitica.  Ora che è definitivamente interrotta la tregua raggiunta tra le milizie armate il caos è il nuovo regime.

Inutile dire che l’Africa del Nord è sempre stata oggetto delle mire dei cugini d’Europa. Famoso fu lo “schiaffo di Tunisi” al governo italiano (allora rappresentato dal primo ministro, Benedetto Cairoli) già nel 1881 quando con un’azione di forza fu stabilito il protettorato sulla Tunisia.

Già allora il ruolo dell’Italia fu ridimensionato, stretta come è sempre stata tra una necessaria alleanza con i francesi e i problemi legati all’instabilità del nord Africa.

Cosa è cambiato oggi? Nulla.

Anzi, con l’intervento del 2011 di  Sarkozy a caccia di petrolio sul territorio di Gheddafi, la drammaticità degli eventi è peggiorata. I cugini si sono rivelati ancora una volta spregiudicati e hanno scansato con violenza l’Italia dalla Libia, a favore della loro visione neo coloniale in Africa secondo il giudizio di molti.

Così siamo arrivati ad oggi, con la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che lancia pesanti accuse:  “L’Italia – sottolinea – sta subendo una vera e propria aggressione da parte di uno Stato membro della Ue e teoricamente alleato militare della Nato. Situazione inaccettabile della quale l’Italia deve chiedere conto alla Francia di Macron, idolo dei sostenitori della Ue. Il Governo italiano ponga immediatamente la questione in ogni sede diplomatica: Onu, Unione Europea e Nato per chiedere il sostegno armato della comunità internazionale al governo legittimo di Tripoli e l’immediata istituzione di un blocco navale al largo delle coste libiche per fermare l’ingente flusso migratorio che sarà causato da questa nuova instabilità”.

A questo punto la richiesta di Fdi è che il Governo Conte riferisca in Aula sulla strategia che intende percorrere “per difendere gli interessi italiani in Libia e impedire l’invasione di barconi”.

Al momento la situazione è questa: sarebbero almeno 39 i civili rimasti uccisi nelle violenze, e almeno 400 detenuti dell’istituto penitenziario di Ain Zara sarebbero riusciti a fuggire in preda al panico, forzando la sicurezza, come riferiscono fonti di stampa internazionale concordanti. Gli scontri, iniziati da poco, hanno coinvolto anche l’Ambasciata italiana: sabato, un colpo di mortaio ha sfiorato l’edificio, colpendo un hotel accanto, e causando tre feriti.

Ora tocca al governo italiano farci capire come pensa di rispondere alla drammaticità degli eventi. Pare infatti che stesse organizzando una conferenza entro fine mese, ma occorre vedere se queste ultime violenze pregiudicheranno la strategia.

Di fatto dopo la morte violenta di Gheddafi nel 2011, la Libia è precipitata nell’instabilità e si sa che nell’instabilità ci guadagna il più forte. Probabilmente non sarà l’Italia?

 

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