Asse popolari-populisti Ue-Italia. Salvini di nuovo sul cavallo del Cavaliere

Politica

I disegni di Salvini sono due. Uno europeo e l’altro italiano. E non è più l’ansia di consolidare il governo. E’ molto di più: ha a che fare con i futuri assetti continentali in vista delle prossime elezioni di Strasburgo. Anzi, le consultazioni del 2019 saranno proprio l’apripista di una rivoluzione che cambierà assetti e schemi.

Il ministro degli Interni l’ha detto ieri sera a Porta a Porta: nel solco della “Lega delle Leghe”, ha ammesso che il suo intento è “una Commissione europea a guida popolar-populista”. In grado di riportare a destra il Ppe in una sorta di nuovo mega centro-destra internazionale.

Con questa chiave va letta la sua difesa d’ufficio di Orban, che supera di gran lunga la semplice simpatia e affinità circa le ricette per arginare l’immigrazione. Un’alleanza che ha messo in difficoltà i suoi alleati grillini (come se le fibrillazioni sull’economia, le infrastrutture, la manovra finanziaria, la giustizia e i magistrati, non fossero già argomenti pesanti), e tende a minare dall’interno il Ppe, già dilaniato tra sovranisti ed europeisti democristiani della prima ora. Insomma, quella di Salvini è un’Opa sul Ppe che vuole mettere all’angolo la Merkel. Un modo alternativo di essere euroscettico.

E se l’asse popolar-populista vuol dire ricostruire un mega-centro-destra europeo, vuol dire pure ripensare il centro-destra italiano. In pratica, ridimensionare i sogni di un’area populista e sovranista con i 5Stelle, mettendo per sempre ai margini Fi, ormai molto vicina al Pd, nel senso di un polo liberal e radical, e tornare nello schema del vecchio centro-destra, che magari sarà a trazione leghista e non più berlusconiana.

E il Cavaliere? Naturalmente gongola. Salvini, sempre a Porta a Porta, ha parlato di “accordo possibile sulle amministrative e sulla Rai”. Un segnale inequivocabile per Arcore, se si pensa che fino a poco tempo fa, l’Abruzzo, vedendo la presenza isolata della Lega, stava confermando una rottura di fondo.
Significativi passi in avanti. E infatti, Fi ha votato contro le sanzioni a Orban, amico di Salvini. Se son rose fioriranno.

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