Il “patto falso” con Salvini: le paure di Berlusconi e Meloni

Politica

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Il segreto è tutto in due frasi. Quelle pronunciate da Silvio Berlusconi, subito dopo l’incontro a Palazzo Grazioli col trio ritrovato (lui, la Meloni e Salvini, più tutta la solita pletora di colonnelli e numeri due), e quelle ribadite dalla leader di Fratelli d’Italia, nell’intervista di oggi rilasciata al Corriere della sera.

Il Cavaliere ha detto senza mezzi termini che “il centro-destra vince e resiste e che tornerà al governo”, aggiungendo che “prima o poi gli italiani si accorgeranno dell’ubriacatura che hanno preso votando per i 5Stelle”. La Meloni ha avvertito che “per il futuro spero, saremo più forti, anche per liberare Salvini dalla morsa dei 5Stelle”. Molto chiaro.

Ci sono tre letture da fare. Due relative e una più solida. Le prime due vanno illustrate solo per dovere di cronaca, ma sono semplice tattica e melina politica. La verità è che il centro-destra non tornerà più come prima, sia Silvio, sia la Meloni, si illudono di poter ricostruire un impianto che non c’è più. Il “modello 1994”, inventato da Arcore presupponeva una Fi centrale, centrista, a dettare le carte, un partito moderato, cattolico-liberale, con alla sua destra, una Lega regionalizzata, e una destra centro-meridionale, considerata ala estrema.

Ora, dopo il 4 marzo, e in rapporto ad un governo contrattuale (Lega-grillini), che gode del 60% dei consensi nazionali, Fi è scesa all’8,7% (dalle urne era uscita con un già piccolo 14%), e Fdi sfiora appena il 2,5% (il 4 marzo ha ottenuto il 4,3%), mentre la Lega è salita al 33,5% (aveva conquistato un buon 17,4%). Il sondaggio è del 5 settembre. Dati inquietanti. E se proprio Salvini si rimetterà dentro il centro-destra, lo farà solo per capeggiarlo, vampirizzando i suoi consumati e ormai perdenti soci-alleati.

La seconda lettura, riguarda il patto (a metà) che hanno sottoscritto: Salvini ha incassato il sì per Foa (Cda Rai), e Silvio l’aiutino sulle pubblicità tv. E tutti e tre hanno trovato la quadra per le regionali: alla Lega andrà il candidato presidente della Regione Sardegna, a Fdi l’Abruzzo e a Fi Calabria, Basilicata e Piemonte.
La terza lettura è quella degna di nota: Berlusconi e la Meloni hanno una paura fottuta che Salvini possa costruire con Di Maio (dato che i processi politici portano, insieme alle fibrillazioni, delle osmosi), un “polo populista”, sovranista, che obbligherebbe Fi a stare in un “polo liberal”, col Pd (all’opposizione), e condannerebbe Fdi alla scomparsa, visto che le sue tematiche sono state tutte assorbite dal Carroccio.

Una prospettiva esiziale per il centro-destra che fu. Ed è scontato che Fi e Fdi facciano ogni sforzo per staccare, liberare, Salvini dalla morsa grillina, cercando di aumentare le tensioni interne alla maggioranza, cercando di far saltare i nervi a Di Maio, con continue provocazioni e insulti (tipo l’ubriacatura e altre offese rivolte ai pentastellati dal Cavaliere), o tentando “recuperi ideologici”, come quelli della Meloni, basandosi sul collante imprenditoriale, liberale (si veda la demonizzazione del reddito di cittadinanza “invisa a tutti i mondi produttivi” o il Decreto dignità, ritenuto “marxista”). Collante ideologico, pure quello, superato dai fatti. Il governo e Salvini in testa, sta lavorando per nuove sintesi, non più quelle di prima.

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