Def. Che succede tra Quirinale, Palazzo Chigi, politici e burocrati?

Politica

Non sbagliamoci col Def. Parliamo di Mef. Ma la sostanza è la stessa: il rimbalzo di palla sui conteggi e sui soldi da erogare, in vista della prossima manovra. Emergenze a parte.

E qui non è lo scontro tra le due anime del governo, quella grillina e quella leghista, che “contrattualmente” cercano di quadrare il cerchio per continuare ad avere i consensi e non scontentare le rispettive tifoserie.

E’ noto che se non c’è la flat tax, o il reddito di cittadinanza, o la riforma della legge Fornero, la riduzione delle tasse, l’equilibrio tra Salvini e Di Maio rischia di scricchiolare.

Il tema delle coperture economiche, infatti, è il mantra delle ultime settimane. L’opposizione grida all’incompetenza e alla demagogia, il Quirinale, ovviamente, valuta e valuterà la razionalità delle spese e soprattutto l’adesione ai parametri Ue. I ministri mattarelliani, Tria in primis, stanno svolgendo la funzione delicatissima di cerniera tra opposte volontà e impostazioni ideologiche.

Insomma, un bel caos. E nel perimetro già complesso oggi è spuntata un’altra guerra: quella tra burocrati e politici.

Il giallo sul Mef l’ha evidenziato, ad esempio, Edoardo Rixi, vice ministro leghista alle Infrastrutture. Oggetto dello scandalo, il ritardo sul decreto-Genova. Il premier Conte si era sbilanciato in tv in promesse pubbliche e invece, al momento il testo ancora langue, dentro le segrete stanze, dove tutti, i ministeri gli uni contro gli altri armati (il sospetto è lecito) toccano e ritoccano tutto. Rixi è sicuro che entro questa settimana arriverà al Quirinale, ma lancia comunque l’accusa: “E’ un ritardo inaccettabile, non capisco come mai non sia stato inviato alla presidenza della Repubblica. Non va bene. Ho parlato Di Maio, Salvini, Giorgetti, Toninelli, un mistero”.

Chi è il sospettato, il nemico, il colpevole del ritardo? Infondo, Casalino, il portavoce di Palazzo Chigi, lo aveva individuato (i tecnici del Tesoro), ma Rixi frena e rovescia la logica: “Mi auguro che nessuno all’interno dello Stato utilizzi le sue posizioni per ritorsioni”.
Il ministro grillino dei Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro sul Corriere della sera, invece oggi, denuncia. E lo fa a modo suo. Un’enunciazione di principio che la dice lunga sulla partita in atto. “Alcuni superburocrati – ha detto – spingono per una politica di rigore, ma le amministrazioni pubbliche sono e devono essere al servizio del cittadino”.

Più chiaro di così. Il segnale è evidente. L’amministrazione di solito è conservatrice, difende equilibri consolidati e istituzionali. E quando arrivano forze nuove, fa resistenza.

Ci sono due modi per boicottare l’attività di governo, specialmente se si tratta di un esecutivo rivoluzionario (populista): contestare apertamente, in Aula, come fa l’opposizione politica; fornire numeri che contraddicono le scelte di Palazzo Chigi (come hanno fatto l’Inps, l’Istat); o bloccare sul piano amministrativo documenti e alterare conteggi. Come stanno facendo i burocrati? E di chi sono al servizio? Gli accusatori grillini direbbero delle lobby, ma è davvero così?

Ce ne accorgeremo leggendo la Manovra, se Lega e 5Stelle, hanno conquistato solo la buccia (il consenso elettorale) e non il succo della mela.

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