Politici Vs burocratici, Becchi: “Colpa dei ministri, senza classe dirigente sarà sempre Pd”

Interviste

Le burocrazie ministeriali remano contro la politica? Vogliono fermare il cambiamento? Da settimane si assiste ad una sorta di braccio di ferro fra il governo da una parte e i ragionieri dall’altro, con i politici che accusano i secondi di ostacolare il reperimento delle coperture per realizzare il contratto di governo. Oggi sul Corriere della Sera il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro sembra rilanciare le accuse. Il tutto mentre nel governo si discute delle percentuali del rapporto deficit-pil, con il premier Conte che sta faticando per trovare una mediazione fra il Ministro dell’Economia Tria e i vicepremier Salvini e Di Maio. Lo Speciale ne ha parlato con il filosofo Paolo Becchi.  

Anche secondo lei il problema di questo governo è rappresentato dalla burocrazia ministeriale che sta remando contro?

“Il problema mi sembra evidente nel momento stesso in cui al Ministero dell’Economia è stato messo un uomo come Giovanni Tria che non era gradito né alla Lega, nè al M5S, ma è stato di fatto voluto dal Capo dello Stato. Il ministro doveva essere un altro e questo lo sappiamo tutti. Questo governo ha quindi una terza gamba che di fatto sembra eterodiretta da Bruxelles. Non è un caso che in Europa più volte Tria sia stato definito una garanzia. Detto questo però credo che il discorso di Fraccaro sia condivisibile fino ad un certo punto”.

Cioè?

“L’unico che ha fatto un’analisi secondo me obiettiva e lucida della situazione è stato Paolo Savona quando ha manifestato la necessità di avere un gruppo dirigente preparato a qualsiasi evenienza. Questo gruppo in effetti non c’è. L’amministrazione dello Stato è tuttora in mano a chi la dirigeva sotto i governi precedenti. Questo è un problema dell’intero governo. Non è possibile che certi ministri, non soltanto mantengano in carica dirigenti nominati dal precedente esecutivo, ma addirittura scelgano come collaboratori di fiducia personaggi di diverso orientamento politico, persone ancora oggi vicine al Pd. Non ci si può lamentare se poi queste remano contro o mettono l’esecutivo in difficoltà. Emblematico da questo punto di vista il caso del ministro della salute Grillo con il caos vaccini”.

Quindi sta dicendo che sono gli stessi ministri a circondarsi delle persone sbagliate?

“La responsabilità è dei ministri incapaci di scegliere I collaboratori. Ci sono ministeri che si stanno dimostrando tutt’altro che innovativi. Ma vi rendete conto quello che sta avvenendo con il ponte di Genova? Io non ci ho capito niente. Il decreto c’è? I soldi ci sono? Il commissario c’è? Ai seicento sfollati del ponte Morandi che cosa raccontiamo? E alle migliaia di piccole e medie imprese che non lavorano da oltre un mese? Che dovranno aspettare Godot per sapere se il ponte sarà abbattuto o meno? Io sono stato in Giappone dove sono stati capaci in pochi giorni di ricostruire intere arterie stradali. Non dico che da noi dovremo essere efficienti come i giapponesi ma che non si sappia nemmeno se c’è o meno un decreto mi sembra assurdo”.

Su Dagospia è uscito un articolo ripreso dal sito Scenari Economici in cui si indicano i presunti nemici di questo governo e si specifica pure dove sarebbero annidati. Chi sono i nemici del popolo?

Penso siano gli stessi politici, nel momento in cui non sono in grado di creare una nuova classe dirigente o una squadra di collaboratori adeguata. Prendiamo la Rai. Ora tutti contenti perché Marcello Foa diventerà presidente, poi accendi la televisione e vedi sempre le stesse facce. Non è cambiato nulla. E Foa andrà a ricoprire un incarico soltanto rappresentativo dove inciderà fino ad un certo punto. Eppure Salvini ne ha fatto un punto d’onore. Ma un presidente che nei fatti non è capace di rimuovere certi conduttori e magari sostituirli con altri che fino ad oggi sono stati ostracizzati per le loro idee, che ci sta a fare? Già mi immagino la risposta. Diranno che non possono rimuovere quelli di prima perché hanno i contratti firmati che li impegnano per altri anni. E tutto resterà invariato. Alla faccia del cambiamento”.

Però lei mi insegna che non è facile trovare collaboratori competenti per certi ruoli rilevanti. Dove andarli a trovare?

“Ci sono sicuramente embrioni di nuova classe dirigente nelle università che non sono mai stati legati in precedenza a partiti politici e che sarebbero disposti a fornire il loro contributo per favorire il cambiamento entrando in questo circuito. Il problema è che nessuno li chiama mentre si continuano a chiamare personaggi di area Pd o di sinistra come avvenuto ad esempio per la scelta dei componenti laici del Consiglio superiore della Magistratura. E come temo avverrà alla Consob dove sarebbe ottima la candidatura di Antonio Maria Rinaldi. Ma vedrete che anche lì alla fine ci metteranno uno dell’altra parte”. 

Conte sta mediando fra Tria da una parte, Salvini e Di Maio dall’altra, un deficit all’1,8% a metà strada fra l’1,6% del ministro e lo sforamento del 2% richiesto da Lega ed M5S? E’ ragionevole questo accordo?

“Non è ragionevole affatto anche se sono convinto sarà questa la mediazione finale. Il ministro dell’Economia può proporre che il deficit rimanga all’1,6%, ma non può imporlo contro la volontà dell’intero governo. Se tutti gli altri vogliono sforare il 2% come fanno i francesi da anni, lui non può dire che o si fa così o niente, altrimenti meglio mandarlo via. Il Presidente del Consiglio non può sfiduciare un ministro, ma può chiedere le sue dimissioni nel momento in cui questi non condivide la linea politica dell’esecutivo. Sono rari i casi nella storia politica italiana in cui un ministro messo alle strette, e sfiduciato di fatto nel governo, non si sia dimesso. E non dimentichiamo che il regolamento del Senato ammette anche il ricorso al voto di sfiducia per un singolo ministro”. 

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