Tria e la legge di Bilancio. Gli interessi della nazione, cioè della Ue

Politica

Gli “interessi della nazione” sono solo gli “interessi della Ue” (il rapporto deficit-pil, imposto dai parametri di Maastricht)?

Oppure gli interessi della nazione sono anche gli interessi della nazione e basta? Anche a costo di sforare quel maledetto vincolo e migliorare le condizioni dei cittadini, dalle partite Iva, alle imprese (la flat tax) ai disoccupati e poveri (il reddito di cittadinanza)?

Su questo dubbio amletico, non da poco, si gioca oggi la partita economica del governo. E la credibilità di molti.

Gli incontri fondamentali per le eventuali dimissioni del ministro Tria, saranno due. In mattinata si incontrerà col premier Giuseppe Conte: è chiaro, date le circostanze, cosa si diranno e quali garanzie saranno chieste. Poi, nel pomeriggio ci sarà una riunione collettiva sulla manovra, alla presenza dei leader più importanti della maggioranza: lo stesso premier, lo stesso ministro Tria, Di Maio, Salvini, la Castelli, Giorgetti.

Il che la dice lunga sui dicasteri interessati alle correzioni: manca infatti, quello delle Infrastrutture, Toninelli (decreto-Genova?). Sarà convocato in extremis?

Tutto per la quota 2,4% da non superare o già considerata uno strappo doveroso per le riforme?
Dietro questo numero ci sono due scontri. Quello ovvio, “interno” tra la Lega e i grillini, che devono rispettare le promesse su cui hanno preso i voti il 4 marzo e calmare le rispettive componenti intestine. Sul banco delle offerte ci sono, come noto, il reddito di cittadinanza, il superamento della Fornero, la flat tax, la riforma dell’Iva etc. Come ne usciranno? Una cosa è certa: nella manovra non possono, né potranno esserci solo anticipi o rimandi, posticipi. E’ in ballo la faccia dell’esecutivo e il dna stesso del populismo di governo, che esplode esponenzialmente con la protesta, ma che rischia di sgonfiarsi altrettanto velocemente con le aspettative disattese.

E Di Maio ieri è stato chiaro: “Non si tratta di scegliere tra reddito e Fornero, per noi sono fondamentali entrambe”.
Il secondo scontro (“eterodiretto dall’esterno”), che si consuma attraverso i documenti e i numeri che girano, che vengono cambiati, depennati dai tecnici (punto focale, il Tesoro), riguarda il ruolo di Tria.

Entro oggi il ministro può anche scegliere di dimettersi e al suo posto Conte prenderebbe l’interim. Ma verrebbe meno al suo ruolo di “normalizzatore del Quirinale”. E’ stato messo apposta per razionalizzare i Dioscuri del governo.

Getterà la spugna? Finora il ricatto delle coperture economiche è servito a calmare i bollenti spiriti e le richieste eccessive di Lega e 5Sgtelle. Ma nelle ultime ore, la politica e le strategie hanno preso il sopravvento sui parametri e la matematica.
Tra immagine e conti chi vincerà?

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