Manovra, slitta il ciak: i punti fermi e i punti ceduti

Politica

Partiamo dal dato certo, il deficit/Pil al 2,4% nel 2019 “è l’unico punto fermo” per il vicepremier, Matteo Salvini. Sul fatto che sia un dato acquisito non si discute, altrimenti i soldi per Fornero neanche ci sarebbero. “Quella è l’unica certezza”, ha aggiunto ieri.

Ma che significa? Che il reddito di cittadinanza non è una priorità della Lega? Ovvio, “ma è sempre nel mio cuore e ci sarà nella manovra” si è subito corretto il vice premier. 

Quanto all’Europa il messaggio è chiaro: “Se la smettono di insultare io son tranquillo. Abbassiamo i toni? Io non li ho mai alzati: non alzo i toni e non alzo i calici…”, dunque la tensione con la Commissione europea dipende dalla Commissione Europea. Ci pensa Moscovici a controbattere: “Che il percorso pluriennale del deficit/pil ‘sia stato rivisto è un buon segnale, dimostra che le autorità italiane ascoltano le preoccupazioni e le osservazioni dei partner, tra cui la Commissione europea”. “Faremo rispettare le regole di bilancio europee” è la minaccia.

Ma tanto Salvini tira dritto più o meno ubbidendo, e si dice convinto di “stupire anche Confindustria” con una manovra che punta a far crescere l’Italia, “al di là delle previsioni, nell’economia reale”. Per non parlare del deficit che diminuirà, ma soprattutto in prospettiva il debito, che è il vero interesse degli investitori.

In  chiusura, dopo tanto parlare, la morale è che non faranno marcia indietro di nessun tipo. Il 2,4 resta come limite e l’obiettivo è di crescere più dello 0,9% stitico previsto. Indovinate a che cifra mirano? L’1,5% “e io sto basso” avverte il vice premier.

Peccato però che il def sia slittato e che il ciak non sia stato dato. E il senatore del Pd Dario Stefàno non ci va giù leggero: “La verità è che la regia #DiMaio-#Salvini che ha scritto il copione per far uscire il Paese dall’#Ue è improvvisata. Intanto il backstage ci sembra già da thriller. #manovra #Spread300″.

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