Def, Di Stefano (CP): “Contentino ai mercati con ritocchi. Gioco pericoloso in Europa”

Interviste

Il rapporto deficit-pil sarà del 2,4% solo per il 2019, per poi scendere al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021. Questo l’accordo raggiunto all’interno del governo fra il premier Conte, i vicepremier Salvini e Di Maio e il ministro dell’Economia Tria. I ritocchi al Def (in un primo tempo si era parlato di rapporto al 2,4% per tre anni) sembrano aver calmato i mercati, ma c’è chi accusa Lega ed M5S di aver ceduto alle “minacce” dell’Europa. Intanto fra Salvini e Di Maio sembra scoppiata la guerra delle cifre. Sui 20 miliardi disponibili, dieci dovrebbero essere investiti sul reddito di cittadinanza ma per la Lega sarebbero troppi. Salvini infatti chiede otto miliardi rispettivamente sul reddito e sulla riforma della Fornero. Il M5S però punta i piedi. Interviene a Lo Speciale Simone Di Stefano, segretario nazionale di CasaPound che critica la manovra e i suoi contenuti.

I ritocchi al Def con l’abbassamento del rapporto deficit-pil a partire dal 2020 sono un cedimento alle pressioni giunte dall’Europa?

“Penso sia il classico contentino da pagare per calmare l’assalto dei mercati. Purtroppo sono queste entità non democratiche a dirigere le scelte dei governi. Ieri sera a Matrix Di Maio si è lasciato sfuggire un lapsus, quando ha detto che l’obiettivo alla fine è quello di farsi dire di no su una manovra che rispetta il paramentro del 3%. Insomma, la morale della favola è quella di presentarsi in Europa con la convinzione di aver rispettato comunque tutti i parametri, aver messo in atto una manovra espansiva, ed essersi visti ugualmente sbattere la porta in faccia. Tutta propaganda da sfruttare alle prossime elezioni europee, dove secondo i piani di Salvini e Di Maio i sovranisti dovranno rovesciare il potere. Questa è la strategia. Oggi è stato dato ai mercati un piccolo contentino che per altro gli elettori neanche percepiscono”.

Si può parlare ancora di una manovra coraggiosa?

“Dove sta il coraggio? Premesso che dobbiamo ancora leggere i contenuti della manovra, un deficit al 2,4% non è certo una sfida all’Europa, visto che si tratta di una percentuale che definirei ridicola. Se restiamo nell’ottica secondo la quale non è possibile alcuna sovranità monetaria, qualsiasi finanziaria sarà incapace di generare la crescita e rilanciare l’occupazione. Da quello che si è potuto leggere, mi pare si tratti di una manovra molto blanda che rischia per altro di incontrare mille difficoltà nell’essere realizzata. E’ bastato però soltanto annunciarla per far scattare l’allarme in Europa e mettere in campo tutte le conseguenti strategie di contrasto. Oggi la stragrande maggioranza degli italiani che sostengono questo governo è convinta di aver sfidato l’Europa, ma non è così. La manovra è debole e si sarebbe dovuto fare molto di più”.

E’ scontro nel governo sul reddito di cittadinanza. Di Maio ha chiesto e ottenuto dieci miliardi ma per la Lega sono troppi visto che quelli disponibili complessivamente sono venti da investire su tutte le altre misure, riforma della Fornero e flat tax. Condivide?

“Il reddito di cittadinanza è utile soltanto ad alzare un po’ i consumi e nulla di più. Noi di CasaPound avevamo preventivato nel nostro programma elettorale un reddito di natalità pari a 500 euro al mese, da destinare ad ogni bambino nato fino ai 16 anni. Il reddito del M5S non si sa né a chi andrà, né per quanto tempo, mentre la nostra misura sarebbe servita concretamente a questa Nazione che vede nascere sempre meno bambini, e sarebbe costata  50 miliardi di euro. Il reddito di cittadinanza è destinato a dare sussistenza a delle persone in attesa che trovino lavoro. Ma poi lo troveranno davvero? Non credo sia sufficiente far ripartire i consumi interni per creare lavoro. Servirebbero più risorse da destinare alle industrie. Però già il solo fatto di dire che si è pronti ad investire dieci miliardi su un provvedimento, fa perdere i capelli ai burocrati di Bruxelles. Da una parte quindi consideriamo blanda la manovra, dall’altro appoggiamo la linea Salvini, quella cioè di dire che le cose da fare si faranno fregandocene dell’Europa”. 

Una linea di credito dunque verso l’esecutivo continuerete a tenerla aperta?

“Finché si andrà alla battaglia contro l’Unione Europa daremo credito a questo governo pur non condividendo l’intera strategia che sembra quella di spingere l’acceleratore chiedendo l’impossibile per far saltare il banco. Giocare a sfaciare l’Europa però non serve a niente, serve invece uscire subito, senza se e senza ma, con un’iniziativa unilaterale che ci porterebbe solo vantaggi. Il rischio concreto è che a forza di chiedere l’impossibile ci dicano anche di sì, per esempio accettando la costituzione di una banca centrale europea come prestatrice di ultima istanza per finanziare piani industriali ed infrastrutturali e tenere fisso lo spread. Il rischio però è che creando questa banca e togliendo tutti i debiti di sovranità alle nazioni i piani industriali e infrastrutturali dell’Italia ce li vengano a fare i tedeschi che come è noto ci considerano bravi soltanto a cucinare gli spaghetti. Ci prestano i soldi e si prendono i progetti. Noi continueremo a fare le pizze e loro i propri interessi in casa nostra. Non condividiamo dunque questa strategia, pur sostenendo il me ne frego dannunziano di Salvini”. 

Alle elezioni europee qual’è il vostro orizzonte?

“Certamente quello di dare battaglia in Europa cercando di essere presenti con i nostri europarlamentaro. Siamo in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sul quorum che è fissato al 4% e su questo è stato presentato un ricorso che potrebbe farlo saltare. Ancora presto quindi per fare strategie anche se siamo già in campagna elettorale. Per quanto riguarda le alleanze francamente aspettiamo di capire cosa vogliono realmente i cosiddetti sovranisti. Anzi. vorremmo capire che cos’é questo sovranismo. Se l’alternativa è dare vita ad un’Europa dei popoli allora noi non ci stiamo, perché messi insieme francesi e tedeschi continueranno ad essere la maggioranza. Rischiamo alla fine di cadere dalla padella alla brace”. “

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