Def. La paura di Moscovici e dove affonda il pregiudizio sull’Italia

Economia Politica

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Cosa spinge il Commissario europeo agli Affari Economici Pierre Moscovici a odiare tanto l’Italia?

Le sue accuse, ormai superano di gran lunga la semplice dialettica, la semplice ostilità, la semplice contrapposizione politica. C’è qualcosa di più, che oltrepassa anche lo stesso livore ideologico.

La frase andata in circuito ieri, pronunciata in un convegno Ocse a Parigi, in concomitanza con la conferenza stampa italiana, che ha visto l’ufficializzazione del Def, spiegata urbi et orbi dal premier Conte, dal ministro del Tesoro Tria e dai due vice-premier, Salvini e Di Maio, evidentemente soddisfatti per le scelte e per l’impostazione della prossima Manovra, non è a caso.

La concomitanza in comunicazione non è mai casuale, e proprio nel momento in cui i dati ci hanno detto che il debito pubblico è sceso.
E’ una specie di tortura scientifica mirata a vanificare la nostra ripresa, a indebolire l’Italia. Innanzitutto sul piano psicologico. Con un rapporto di causa-effetto: dai pulpiti europei all’economia, ai mercati. E quindi, allo spread.

Che l’opposizione contesti la Manovra, i suoi numeri, è naturale e legittimo. Ma che lo faccia un eurocrate, sa di discriminazione culturale se non addirittura razziale. Una censura profonda che condanna il nostro governo, sulla base di schemi “razzisti” (ma in nome della democrazia europea): “Gli italiani hanno scelto un governo risolutamente euroscettico e xenofobo”, ha tuonato Moscovici, meritandosi le risposte seccate di Salvini e Di Maio (“parla a vanvera”, “insulta il parlamento” etc).

Euroscettico magari sì, ma xenofobo che c’entra? E’ un argomento estraneo alla Manovra. Che si lega ad un’altra polemica, quella sulla gestione dei migranti, la chiusura dei porti, la fine del business delle ong, e che ignora invece, il tradimento della Ue, del patto che avrebbe dovuto garantire l’equa distribuzione dei migranti nei vari paesi del continente, e che è stato totalmente disatteso da Bruxelles (il caso della Diciotti).

Insomma, ricapitolando, se i governi sono graditi a Bruxelles, come visione economica, sociale, politica e antropologica, vanno bene, altrimenti sono equiparabili al fascismo, se non al nazismo.
Del resto, come da precedente comunicazione, siamo infestati o no da “piccoli Mussolini”?

La verità è che c’è un pregiudizio antico nei confronti del nostro paese. Che non può mai rialzare la testa. La verità è che si demonizza il 60% degli italiani che lo scorso 4 marzo hanno scelto l’attuale maggioranza. E’ la solita solfa: la democrazia deve funzionare sempre a senso unico.
Ma c’è sotto un’ulteriore spiegazione: l’Italia potrebbe rappresentare un nuovo modello, che può fare tendenza in Europa. Finora i sovranisti, i populisti, sono stati emarginati al ruolo di forti opposizioni (Svezia, Germania, Francia), ma dopo l’Ungheria, dopo l’Austria e ora l’Italia, sono diventati protagonisti. Stanno affermando un’altra idea di sicurezza, di economia, di immigrazione, di giustizia e di Stato nazionale. Un pericolo per Bruxelles.

E’ questo ciò che unisce i capi della Ue, da Moscovici a Juncker: la paura che crolli tutto.

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