Salvini, no charter da Merkel. Becchi: “Sui migranti e altro a maggio servono fatti”

Interviste

E’ scontro fra Italia e Germania sulla proposta di rispedire da Berlino parte dei migranti con voli charter. Si tratta di indiscrezioni giornalistiche che le autorità non hanno confermato, ma che sono state sufficienti per far insorgere il ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha dichiarato: “Se qualcuno, a Berlino o a Bruxelles, pensa di scaricare in Italia decine di immigrati con dei voli charter non autorizzati, sappia che non c’è e non ci sarà nessun aeroporto disponibile. Chiudiamo gli aeroporti come abbiamo chiuso i porti”. Interviene a Lo Speciale il filosofo Paolo Becchi, esperto di sovranismo. Ma il ministro dell’Interno tedesco Horst Lorenz Seehofer ritenuto il regista del rimpatrio in Italia dei migranti, non dovrebbe concorrere con Salvini alla formazione del blocco sovranista in vista delle prossime elezioni europee?

E’ scontro fra Italia e Germania sui migranti. Il progetto sovranista che dovrebbe vedere Salvini e Seehofer alleati in Europa, non rischia di naufragare prima del previsto per un evidente conflitto di interessi contrapposti”? Il ministro tedesco ha interesse a rispedire i migranti in Italia in base al Trattato di Dublino e Salvini ha interesse a non farli arrivare. Quindi?

“Guardi, non vorrei che si stia facendo una tempesta in un bicchier d’acqua. Non so francamente quanto sia vera la notizia secondo cui la Germania vorrebbe rispedirci indietro i migranti e che per altro lo stesso Seehofer ha smentito. E’ vero, ne hanno parlato tutti i nostri media, ma mi fa riflettere il fatto che i giornali tedeschi non abbiano dato minimamente risalto alla cosa. Mi sembra francamente molto strano. Quindi io starei molto attento a dare peso a certe indiscrezioni di stampa per giunta non confermate a livello di governo. Perché non vorrei che alla fine l’obiettivo possa essere quello di enfatizzare certe voci fatte circolare ad arte al fine di screditare il progetto sovranista”. 

Ma ha fatto bene o no Salvini a prendere una posizione così netta, fino a minacciare la chiusura degli aeroporti?

Ha fatto bene sicuramente, mettere le mani avanti è sempre utile. Di fronte ad un’ipotesi del genere ha fatto capire chiaramente che l’Italia non sarà disponibile ad avvallare una simile decisione, contrastandola anzi in ogni modo, anche con la chiusura degli aeroporti. Certo, un’applicazione rigida del Trattato di Dublino potrebbe effettivamente portare i tedeschi a rimpatriare i migranti in Italia in quanto primo porto di sbarco europeo, ma non credo che la Germania in questo momento abbia interesse a radicalizzare uno scontro con noi. Poi badi bene che l’ipotesi del fronte sovranista ha orizzonti che vanno ben oltre la Germania. I riferimenti di Salvini possono essere sicuramente anche gli esponenti della Csu bavarese, ma lo sono soprattutto gli ex di quel partito che oggi dirigono Alternative für Deutschland. Penso che Salvini punterà soprattutto ad un legame molto forte con Marine Le Pen, oltre che con Orban con cui ci sono già ottimi rapporti in corso. Poi inevitabilmente saranno coinvolti i Paesi di Visegrad. Saranno questi suppongo gli interlocutori privilegiati nel progetto sovranista”.

L’immigrazione però non rischia di dividere questi Paesi visto che sono i primi a non voler accogliere i migranti sbarcati in Italia?

“Il tema dell’immigrazione è sicuramente importante, ma io ritengo che oggi sia molto più importante il braccio di ferro fra Italia ed Europa che si è aperto sulla manovra e sui numeri del deficit. E’ l’economia il terreno comune di incontro e condivisione delle strategie sovraniste. Salvini sta chiaramente sfidando l’Europa sapendo che si trova in grosse difficoltà e che sarà destinata a cambiare. Certi toni duri degli ultimi giorni senza dubbio rispecchiano una logica elettorale in vista delle prossime elezioni europee, perché cambiare il Parlamento di Strasburgo e creare un nutrito gruppo sovranista permetterà poi di condizionare anche la politica della Commissione europea. Questo è il vero obiettivo che spiega anche la volontà di andare allo scontro sul 2,4% del rapporto deficit-pil. Il governo, e la Lega in particolare, oggi godono di ottima salute come rilevano tutti i sondaggi, fatto questo che li mette al riparo dal rischio di un nuovo 2011. Impossibile ipotizzare oggi un’operazione come quella che portò all’avvento del governo Monti. Un esecutivo tecnico con a capo Cottarelli sarebbe improponibile, anche se non si può certamente far finta che l’innalzamento dello spread non importi a nessuno. Non avendo noi la sovranità monetaria, sono i mercati i nostri principali interlocutori in campo economico e finanziario”.

Tornando all’immigrazione, è sufficiente quello che ha fatto e sta facendo Salvini o dovrebbe fare di più?

Fino a quando non saranno modificati  i trattati europei sull’immigrazione non sarà possibile fare di più, ma è evidente che da qui a maggio non cambierà nulla da questo punto di vista. Il Decreto sicurezza e immigrazione approvato dal governo credo che in questo momento sia il massimo che si potesse fare. Salvini non ha altra strada da percorrere che quella di praticare il pugno duro come ha fatto nei confronti della nave Diciotti senza preoccuparsi nemmeno delle inchieste della magistratura. Questo gli ha permesso di incrementare i consensi. Il 4 marzo era appena al 17%, oggi secondo i sondaggi è oltre il 30. Segno che gli italiani stanno con lui, non con chi lo indaga. Ora bisognerà vedere se questo consenso sarà mantenuto fino alle europee che tuttavia non sono dietro l’angolo. Questo stare sempre in campagna elettorale non so quanto alla fine possa tornare utile”.

Perché?

“Perché il Paese ha bisogno di ripartire, ma non può aspettare fino a maggio. La vicenda del Ponte Morandi e i ritardi nella ricostruzione sono stati un brutto segnale da questo punto di vista. Da qui a maggio bisognerà aver fatto delle cose concrete. La manovra manca a mio giudizio di una visione complessiva di sviluppo. Va bene il reddito di cittadinanza, va bene anche la flat tax, ma dove stanno gli investimenti? Dove lo Stato intende investire? Savona ha detto che bisogna ripartire dalle costruzioni, ma il problema è che non siamo più negli anni novanta quando lui ha fatto il ministro.  Oggi bisogna investire soprattutto nella tecnologia, nella ricerca scientifica, nell’intelligenza artificiale, nelle università che non possono essere un liceo superiore. Tanti laureandi non vedono l’ora di andare all’estero. Tutto questo nella manovra non lo vedo. Sovranismo non vuol dire cancellare l’Europa, ma confederare di più e meglio gli stati europei in un’ottica globale, non globalista. Per questo non condivido l’idea di sovranismo che porta avanti Steve Bannon e che in Italia sta trovando grandi adesioni. Un sovranismo mondialista ed imperialista non è la soluzione”.

E quale sarebbe la soluzione?

“Quella di una confederazione di stati sovrani, che pur mantenendo la propria autonomia e le proprie caratteristiche, concorrano insieme nella costruzione di un nuovo e ambizioso progetto europeo. Che sia però europeo e non filo americano, o mondialista e globalista. Come realizzare questo progetto è tutto da capire. Una precisa ricetta non c’è. L’unica certezza è che questa Unione europea morirà e la ricostruzione avverrà sulla sua tomba”. 

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