Il Vietnam della Manovra: lo spread, la resistenza del governo e la “svolta” di Savona

Politica

Il Vietnam della Manovra, i registi dello spread, la resistenza del governo e la “svolta” di Savona. Ormai è guerra aperta.

E oggi c’è un Cdm che si annuncia burrascoso. Visto che le opposizioni politiche, dal Pd a Fi, sono debolissime e hanno perso il consenso degli italiani, l’opposizione vera al governo, negli ultimi mesi, si è manifestata in due tempi: il primo, alimentato dai no o meglio, dagli avvertimenti del Quirinale, poi alcune inchieste della magistratura, e poi le bocciature di Inps e Istat.

Il secondo tempo, è stato ed è quello più duro: lo spread, che raccoglie, unisce, aggrega, tanti soggetti, diversi tra loro, ma uniti contro Conte e i Dioscuri (Salvini e Di Maio). Sembra di essere tornati agli “ultimi giorni di Pompei” di Silvio Berlusconi, con l’avvento successivo di Mario Monti, il governo gradito alla Ue, e il rigorismo economico dei conti pubblici che ha spezzato le reni all’Italia.

Ancora e sempre la Manovra, come indicata dal Def, “maledetto documento”, al centro di speranze, rabbia e incubi. Ieri è stata, infatti, una autentica follia trasversale. L’esercito del complottismo contrapposto violentemente a quello dello spread. Eserciti che si sono affrontati a brutto muso.

La Corte dei Conti, Bankitalia, la Ue, il Fmi, ancora una volta, hanno fatto quadrato, massacrando le scelte di Palazzo Chigi. Ed ora tutti i cittadini hanno paura dei loro conti, dei loro investimenti, dei loro mutui. Terrorismo accentuato anche dalle provocazioni di Brunetta in Commissione. Davanti ad un ministro Tria conciliante, ha ripetutamente chiesto cosa penserà di fare l’esecutivo, se lo spread (che sempre ieri, è rimasto intorno a quota 300), arrivasse invece a quota 400? Domanda palesemente in malafede, che ha costretto prima Tria a non “rispondere su ipotesi”, e poi l’economista Borghi, a spegnere i microfoni, interrompendo la diretta tv. E dulcis in fundo, non è mancata nemmeno la stroncatura dell’Ufficio parlamentare: le stime della ripresa economica sono troppo positive, Def non valido.

Nervi alle stelle confermati dalla replica di Di Maio (non possiamo tornare indietro, non possiamo tradire gli italiani, la Manovra resta com’è), e dall’appello-denuncia di Salvini: se ci buttano giù ci faremo aiutare dagli italiani. Cosa intende? Mobilitazioni filo-governative, ritorno alle urne? Anche qui, sembra di tornare al ribaltone, del 1994, quando la Lega sfilandosi, disarcionò Berlusconi, facendo crollare il primo governo di centro-destra della storia, creando le condizioni per l’arrivo del tecnico Dini. E pure in quella occasione Fini e Berlusconi chiamarono i loro elettori e militanti alla più grande manifestazione di protesta contro i poteri forti (piazza San Giovanni di Roma) che Roma ricordi.

Ma l’indignazione non servì a nulla e passarono molti anni prima del ritorno a Palazzo Chigi del Cavaliere.
Speriamo che tra i due litiganti il terzo goda: in questo caso, il buon senso.
Che abbiamo colto nelle parole del ministro Tria. “Bisogna conciliare la stabilità finanziaria con la stabilità sociale”.

Come dire, una cosa sono i conti, la riduzione del debito, un’altra cosa sono le riforme che devono essere fatte per ricomporre la coesione sociale (reddito di cittadinanza, flat tax, superamento della Fornero etc).

E forse grazie a questa impostazione mediana la Ue potrebbe rivedere le sue posizioni ora pregiudizialmente ostili nei confronti dei populisti. Un’operazione simile a quella che dovrebbero fare, però, i populisti verso la Ue, come ha fatto capire chiaramente Conte, parlando ai suoi studenti fiorentini. Un avvertimento a Salvini?
Nel frattempo il ministro Savona ha continuato a sorprendere: se lo spread arriva a 400, dobbiamo cambiare Manovra. Da falco anti-euro a colomba filo-Bruxelles.

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