Congresso Pd, Geloni: “Vi spiego cosa non va nelle primarie. Richetti diversamente renziano”

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La data del congresso ancora non c’è, ma intanto cresce il numero dei candidati per la segreteria del Pd. Dopo Nicola Zingaretti, che questo fine settimana terrà la sua convention a Roma, è sceso in campo l’ex portavoce renziano Matteo Richetti, oltre a Francesco Boccia, deputato pugliese vicino al presidente della Regione Michele Emiliano, e a Cesare Damiano, leader della componente interna al Pd LaburistiDem, che sabato scorso ha presentato il suo programma. Si parla anche con insistenza di una probabile candidatura di Roberto Giachetti che però continua a smentire. Interviene a Lo Speciale Chiara Geloni, giornalista e politologa, responsabile del sito online di Articolo 1-Mdp.

La partita congressuale sta entrando nel vivo. Zingaretti è già in campagna elettorale, è sceso in campo Richetti, Damiano ha presentato il suo programma e poi ci sono alcuni outsider. Insomma si comincia a discutere seriamente di contenuti?

Non mi pare sinceramente che questo dibattito all’interno del Pd, che io naturalmente rispetto e che coinvolge anche persone che stimo, al momento riesca ad interessare il Paese. Sicuramente non è un dibattito all’altezza di ciò che servirebbe. Non credo che con queste condizioni, gli italiani possano appassionarsi al congresso del Pd e ancora meno possano farlo i tanti elettori che dal Pd si sono allontanati”.

Come vede la discesa in campo dell’ex portavoce renziano Matteo Richetti?

Credo che Richetti sia convinto che candidarsi sia oggi la sua missione, la principale priorità e probabilmente è anche in grado di rappresentare una parte di elettorato dem. Il suo slogan è ‘diversamente’ e io, prendendo spunto proprio da questo, mi sento di definire la sua candidatura ‘diversamente renziana’. Se uno lo ascolta si rende subito conto che sostiene le stesse identiche posizioni che portava avanti Matteo Renzi al momento della sua ascesa politica. Richetti sembra addirittura rimproverare Renzi di non essere stato abbastanza renziano e si distingue da lui soltanto sul piano del carattere e dei rapporti umani. Questi non sono certamente aspetti secondari da trascurare, ma ciò che manca è la differenza politica rispetto alla stagione del renzismo”.

Pensa che dietro alla candidatura di Richetti possa esserci l’ex segretario? In fondo si tratta del suo ex portavoce.

No, questo non lo penso. Quella di Richetti non è una candidatura renziana ma come ho detto prima lo è diversamente e nel renzismo il termine diversamente non è contemplato. Il fatto di essersi proposto rappresenta da parte di Richetti un chiaro gesto di indipendenza. Purtroppo però, per quanto mi riguarda, non vedo una differenza sostanziale fra la sua proposta politica e la linea che il Pd ha portato avanti negli ultimi anni”.

Quindi l’unico candidato di rottura a questo punto resta Nicola Zingaretti?

“Secondo me neanche lui sta facendo una proposta sufficientemente chiara e dirompente, in linea con ciò che servirebbe realmente al Pd. Sicuramente dice delle cose diverse, che però è anche difficile percepire nel momento stesso in cui il dibattito appare molto poco seguito anche dai media. Evidentemente quello che accade a sinistra interessa relativamente il pubblico,  forse perché manca quel qualcosa di davvero forte che potrebbe rompere questa cappa di disinteresse che sembra avvolgere il dibattito politico nel Pd e nella sinistra. Questo dipende anche dal fatto che il sistema mediatico probabilmente percepisce chiaramente che gli interessi degli italiani sono rivolti verso altre priorità”.

C’è chi vede in questa partita un Gentiloni molto defilato. E’ così? Oppure sta soltanto alla finestra in attesa degli eventi?

“Gentiloni mi risulta abbia deciso di sostenere Zingaretti. Almeno è quello che si legge sui giornali, non è che io ci abbia parlato oppure abbia ricevuto conferme autorevoli in tal senso. Mi pare che al momento la proposta di Zingaretti stia raccogoliendo diverse adesioni, fra cui anche quella dell’ex premier”.

Roberto Giachetti è stato nuovamente tirato in ballo e ancora una volta ha smentito la candidatura. Il fatto che il suo nome spunti di continuo non fa nascere il sospetto che il vero candidato renziano possa essere lui?

Il candidato renziano ancora non c’è, ed è anche per questo che spuntano continuamente nomi di persone sostenute dall’ex segretario che potrebbero incarnare la continuità con la sua linea politica. Resto convinta che il candidato renziano più forte si chiami Matteo Renzi e non so sinceramente quanti altri possano effettivamente raccoglierne l’eredità politica in maniera credibile. Tuttavia al di là dei singoli candidati penso che il Pd stia pagando il prezzo di forti penalizzazioni”.

Quali?

Per esempio la mancanza di meccanismi congressuali in grado di consentire una reale svolta politica. Siamo infatti in presenza di un meccanismo plebiscitario, di acclamazione e di scelta di un leader che va oltre la validità della proposta. In questo momento quindi il rischio concreto è quello di assistere all’ennesimo scontro fra personalità minori rispetto alle leadership del passato, uno scontro che alla fine non consente di sciogliere il vero nodo politico. Un confronto che rischia inoltre di avvenire nell’indifferenza di quella larga parte di elettorato di centrosinistra o potenzialmente tale che invece meriterebbe di essere coinvolto. Purtroppo vedo che nessuno nel Pd intende mettere in discussione il meccanismo congressuale. Non credo che con le primarie, che qualcuno vorrebbe addirittura più aperte, si risolva il problema. In questi anni alla fine chi ha partecipato alle primarie si è trovato di fronte a scelte già imposte, senza riuscire materialmente a prendere decisioni importanti per il loro futuro. Oggi il problema del Pd è molto più profondo rispetto al rebus di chi sarà o meno eletto segretario”. 

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