Def, parla Becchi: “Serve più politica. Tecnici loquaci fanno danno a governo”

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Il Parlamento ha approvato la Nota di aggiornamento al Def che autorizza il governo allo scostamento del deficit programmato. Secondo quanto contenuto nella risoluzione di maggioranza, il deficit salirà al 2,4% nel 2019, per poi scendere al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021. Tuttavia c’è chi accusa il governo di aver “navigato a vista” con dichiarazioni altalenanti; a quella del ministro Paolo Savona rilasciata in diretta a Porta a Porta  (“se lo spread sfugge la manovra andrà rivista”) hanno fatto da contraltare quelle dei vicepremier Di Maio e Salvini che hanno parlato di manovra blindata. Sulla questione è intervenuto a Lo Speciale il filosofo Paolo Becchi.

Anche secondo il suo parere il governo sta navigando a vista?

“Effettivamente un po’ di confusione c’è stata, e penso che si sarebbe potuta facilmente evitare se si fosse parlato di meno e lavorato di più. Tutti sono consapevoli del fatto che questo governo non gode del favore della maggioranza dei media, eppure appena ne hanno l’occasione i ministri non perdono occasione per rilasciare dichiarazioni, prontamente poi utilizzate per evidenziare le contraddizioni interne alla coalizione. Ora, che lo facciano i politici posso anche capirlo, ma che a parlare a ruota libera siano persone che stimo, come Paolo Savona, la cosa mi lascia perplesso”.

Ha sbagliato il Ministro degli Affari europei a dire a Bruno Vespa che la manovra dovrà essere cambiata se lo spread sfuggirà di mano?

Savona può svolgere tranquillamente il suo lavoro senza rilasciare interviste ai giornali ed alimentare la sensazione che nel governo regni la confusione. Poi inevitabilmente nascono tensioni che si potrebbero evitare. Mi pare che di visibilità mediatica ne hanno abbastanza i due leader, Salvini e Di Maio. che bisogno c’è che ad averla siano ministri non politici ma tecnici?”

Forse è una strategia per tenere buoni i mercati?

E’ evidente che il discorso di Savona era molto più ampio e articolato, per giunta al termine di una giornata decisamente nera per i mercati, ma è inevitabile che poi certe frasi finiscano con l’essere estrapolate dal contesto in cui sono inserite. Del resto ai giornalisti non interessano i pensieri articolati, ma le frasi ad effetto. Consiglierei sinceramente una strategia comunicativa del tutto diversa, basata sulla prudenza, almeno fino a quando il sistema dell’informazione non sarà riequilibrato a livello di servizio pubblico con un vero pluralismo”. 

Vede una sorta di competizione nel governo fra politici e tecnici, con i secondi interessati a non restare sullo sfondo di una partita che i leader politici sembrano voler giocare da assoluti protagonisti?

“Non parlerei di competizione, anche se la sensazione alla fine è proprio questa. Ho grande stima per Savona, ma resto dell’idea che il governo, soprattutto nei posti chiave, debba essere guidato dai politici, non dai tecnici. Capisco la scelta di un tecnico come premier visto che, per come si erano messe le cose, quella di Conte è stata alla fine la scelta migliore, ma per il resto francamente non c’era a mio giudizio bisogno di ricorrere a troppe figure esterne alla politica. Al Ministero dell’Economia, degli Esteri e degli Affari Europei avrei messo dei politici. I tecnici li avrei semmai usati a livello di consulenza. E’ chiaro che adesso le differenze di vedute vengono alla luce”.

Quindi alla fine è questo braccio di ferro che ha penalizzato l’Esecutivo e fatto passare il messaggio di una mancanza di unità di vedute?

No, alla fine la politica ha prevalso, perché a passare è stata la linea di Di Maio e Salvini, non quella di Tria. Il rapporto deficit-pil è stato fissato al 2,4% come volevano Lega e M5S, quindi il braccio di ferro lo ha vinto la politica. Certo è che lo scontro sulle percentuali del debito ha finito con l’ingenerare confusione e dare l’idea di un governo lacerato. Il problema è che poi le conseguenze di queste tensioni si sono riversate sui mercati i quali, vedendo che non c’era convergenza di vedute, in qualche misura ci hanno puniti. Capisco perfettamente che la scelta di Tria sia stata quasi inevitabile, anche per un equilibrio di carattere istituzionale e per non andare allo scontro con il Quirinale che l’ha voluto come referente nell’esecutivo, ma devono essere i politici a dettare la linea. I tecnici a questo punto dovrebbero limitarsi a dire la loro nel Consiglio dei ministri ma senza uscite sui giornali. A loro come detto la visibilità non serve. Poi sta alla politica trovare la sintesi. Rilasciare dichiarazioni continue, spesso anche con l’obiettivo di evidenziare le differenze rispetto ai leader politici, mi sembra francamente fuori luogo e controproducente sul piano della stabilità”. 

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