Diego Fusaro a Lo Speciale: “Vi racconto io cosa è successo con la Meli”

Interviste

Scontro fra il filosofo Diego Fusaro e la giornalista del Corriere della Sera Maria Teresa Meli nel programma Tagadà. Ha fatto molto discutere il termine che il filosofo ha usato nei confronti della Meli definita “demofoba turbomondialista” termine sul quale si è acceso un’ampia discussione. Lo Speciale ha contattato Diego Fusaro, dopo che la polemica è diventata notizia.

Fusaro ci perdoni, ma che vuol dire il termine “demofobo” che ieri Tagadà ha tenuto a tirar fuori nel dibattito?

“Demofobo è colui che odia e teme il popolo e questo avviene da parte di una ristretta cerchia di intellettuali. E’ una categoria di mio conio che ho utilizzato mediante la mia vetero lingua di resistenza alla neo lingua dei mercati globalisti. E’ un  termine che utilizzo come reazione contro quelli che ci definiscono populisti. Noi siamo orgogliosi di essere populisti, nel momento in cui con questo termine si identifica chi difende il popolo. e non le elite finanziarie. Noi siamo populisti nel senso nazionale popolare gramsciano e loro invece sono demofobi, ovvero spregiatori del popolo, sostenitori del patriziato cosmopolita e turbo mondialista”

Cosa dell’opinione della Meli non ha condiviso?

“Fino a ieri il nome Meli evocava in me soltanto una popolazione di cui parlava Tucidite nella guerra del Peloponneso. Poi ieri ho conosciuto la giornalista Meli della quale, in verità, non è che non condivida delle cose in particolare. Non mi è piaciuto il modo in cui si è inalberata e ha reagito alle mie osservazioni. Mi è sembrata più interessata a lanciare la palla in tribuna che a discutere socraticamente. Quindi quello che non condivido di lei direi che è soprattutto la scarsa attitudine al confronto. Le auguro sinceramente ogni bene e spero di non provocarle altri turbamenti”. 

Come si sente, lei filosofo fieramente gramsciano, ad essere accusato di difendere un governo da più parti definito “fascista”?

“L’accusa di fascismo è del tutto de-storicizzata visto che viviamo in un’epoca in cui il fascismo non c’è più e appartiene alla storia passata. A meno che per fascismo non si intenda in maniera del tutto anti storica il male e i cattivi. Ma se le cose stanno così allora, in questo contesto storico, il male è il sistema finanziario capitalistico, la classe dominante globale elitaria e non certo chi, seppur con tutte le contraddizioni del caso, prova a difendere l’interesse nazionale come sta facendo l’attuale governo giallo verde”. 

Il sovranismo viene etichettato come “di destra”. Ma esistono anche leader politici o intellettuali del campo marxista, o comunque di sinistra, che in qualche misura, con le loro ideologie, possono smentire questa equiparazione fra sovranismo e fascismo?

“Etichettare il sovranismo ‘di destra’ rientra nelle categorie della neo lingua mondialista che diffama come fascista, stalinista o come rossobruno, sintesi fra i due termini, tutto ciò che possa minacciare la riproduzione autoreferenziale e globalizzata dei mercati sovranizzati. Direi che la sovranità nazionale è in estrema sintesi il concetto generale di nazione che si trova alla base della nostra costituzione che come tutti sanno è stata scritta, non da un manipolo di fascisti, ma dall’incrocio fra mondo comunista, cattolico e liberale. Quindi già solo per questo, il concetto di sovranità non potrebbe essere etichettato di destra. Oggi il conflitto di classe è fra chi sostiene la desovranizzazione del mercato come teatro della lotta di classe a beneficio dell’elite finanziario, e coloro che difendono la sovranità nazionale come baluardo per conservare i residui di democrazia. i beni comuni e i diritti sociali delle classi più deboli. Del resto il motto ‘patria o muerte’ si trova a Cuba ed era il motto di Che Guevara e Fidel Castro. Ora sta al pensiero unico l’onere di dimostrare che entrambi erano fascisti”. 

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