Manovra, l’intervista all’economista Sapelli: “Bene pace fiscale, ma non basta”

Interviste

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo definitivo della manovra economica 2019 che ora dovrà passare al vaglio del Parlamento. Dopo un lungo braccio di ferro fra Lega e Movimento 5Stelle è stata raggiunta un’intesa soprattutto sulla questione della cosiddetta “pace fiscale”. Abbiamo esaminato i contenuti della Finanziaria con l’economista Giulio Sapelli, docente di Storia economica e di Economia politica all’Università degli Studi di Milano, con il quale abbiamo cercato di capire quanto potrà essere davvero utile alla crescita del Paese.

Professore, come giudica la manovra? E’ davvero così rivoluzionaria?

Se devo essere sincero mi sembra troppo sbilanciata sulla erogazione monetaria e poco sul rilancio di strutture che servirebbero sia per gli investimenti che per creare quella rete essenziale a favorire l’incontro fra domanda ed offerta di lavoro. Per vincere la disoccupazione non serve il reddito di cittadinanza, ma occorre creare le strutture. Quindi avrei investito molto di più sul potenziamento della rete. Alla fine questa manovra mi sembra in continuità con la politica dei bonus che ha fatto Renzi. Andava invece completamente capovolta la logica”.

Uno dei punti più controversi riguarda la cosiddetta “pace fiscale” con un’aliquota del 20% per sanare i debiti di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Prevista anche l’opzione di dichiarazione integrativa, ma con la possibilità di far emergere fino a un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto di 100mila euro. Condivide?

Sulla pace fiscale non sono affatto severo come altri. Ritengo invece sia molto utile come atto di benevolenza fiscale per far emergere il nero. Credo che questa sia la strada più giusta. Certo, se fossimo arrivati ad un milione di euro non avrei avuto dubbi a definirlo un condono, ma poichè ci fermiamo a 100mila euro parlare di condono è decisamente fuorviante. Penso alle tante persone che vivono gli adempimenti fiscali come un incubo e non si possono assolutamente chiamare evasori nel momento in cui, pur compilando correttamente la denuncia dei redditi, si trovano per varie ragioni impossibilitati a pagare. Penso sia doveroso venire loro incontro. Alla fine questo provvedimento potrà tornare molto utile per favorire come detto l’emersione del nero e per sanare alcune situazioni molto pesanti per le famiglie”.

Per quanto riguarda la quota 100, invece, partirà da febbraio senza penalizzazione. Prevede una combinazione di 62 anni di età e 38 di contributi per un costo di sette miliardi. E’ la formula giusta per superare la Legge Fornero?

“Sulla materia pensionistica sono solito procedere con estrema cautela. Ritengo tuttavia necessario mettere in atto ogni iniziativa utile per abolire le storture della Fornero. Sarà necessario soprattutto salvaguardare le persone che hanno già versato i contributi. Per quanto riguarda i numeri si può discutere ampiamente, non è certo questo il problema, purché la quota cento sia praticabile, sani la situazione, risolva il grave problema degli esodati e faccia capire chiaramente che una persona non può fare la maestra e insegnare a 30 bambini fino a 67 anni. Se non riusciremo a far passare questo principio, continueremo a vivere fuori dal mondo. Mi pare che lo spirito giusto ci sia, ora vedremo l’attuazione”.

Cosa manca secondo lei nella manovra per essere definita davvero rivoluzionaria?

Manca una decisa riforma della Cassa Depositi e Prestiti per farne un serio veicolo di investimento per grandi opere e per favorire la creazione di nuove e grandi imprese pubbliche. Bisogna uscire dalla logica della Legge Bassanini che concepisce questa società, controllata dal Ministero dell’Economia, come una sorta di servizio di assistenza ai malati. Bisogna tornare alla sana scuola dello Stato imprenditore politico con coraggio e senza preoccuparsi troppo di essere accusati di statalismo. Serve stimolare la crescita, e la crescita si fa con gli investimenti. I mercati premiano chi fa investimenti, non chi elargisce i redditi di cittadinanza. Su questo serviva essere molto più decisi”. 

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