Di Maio e la manina, parla Becchi: “E’ stato un grave errore mediatico”

Interviste

E’ scontro nel governo sulla “manina” evocata dal vicepremier Luigi Di Maio che avrebbe ritoccato il Decreto Fiscale modificando il testo licenziato dal Consiglio dei Ministri e allargando le maglie del condono e dello scudo fiscale per i capitali all’estero. Accusa che Di Maio ha lanciato dal programma di Raiuno Porta a Porta. Il ministro del Lavoro ha dichiarato che il testo arrivato al Quirinale non è quello votato dal Cdm, denunciando l’intervento di una “manina politica o tecnica” che l’avrebbe cambiato. Dal Colle hanno fatto sapere che in realtà nessun testo è mai arrivato, costringendo il vicepremier ad una parziale retromarcia. I sospetti sono caduti sui leghisti che però smentiscono indignati ogni coinvolgimento. Lo Speciale ne ha parlato con il filosofo sovranista Paolo Becchi. 

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Cosa pensa delle accuse di Di Maio a Porta a Porta? Esiste davvero questa “manina” che modificherebbe i testi dei provvedimenti approvati?

“Penso che Di Maio avrebbe fatto molto meglio a chiarire questa vicenda all’interno del governo, senza andare in televisione a lanciare certe accuse. Anche perché non rischia di far altro che danneggiare una situazione che a mio giudizio va salvaguardata. Mi riferisco alla manovra economica che, secondo me, è ben equilibrata e sta per essere metabolizzata anche dai mercati, come dimostra il fatto che non c’è stata nessuna catastrofe annunciata. Certe dichiarazioni servono solo ai giornali, che hanno così la possibilità di enfatizzare il tutto ed utilizzarlo per creare divisioni all’interno del governo fra la Lega e il M5s”.

Non è la prima volta che Di Maio evoca la “manina”. Lo aveva già fatto in occasione del Decreto Dignità. Non sarà che si sta esagerando con la teoria dei complotti?

“La verità è che tutti dovrebbero imparare ad essere più prudenti con le dichiarazioni. Capisco che la visibilità mediatica per un politico è fondamentale, ma in questo momento esporsi troppo ritengo sia un gravissimo errore. Specie quando, come in questo caso, si finisce con l’essere smentiti, visto che il Quirinale ha negato di aver ricevuto il testo del Decreto Fiscale. Il tutto nel momento in cui il sistema mediatico continua ad essere schierato in larghissima parte contro questo governo. Invece di parlare tanto, dovrebbero fare di più. I panni sporchi si lavano in casa. Se Di Maio aveva dei dubbi doveva parlarne all’interno dell’esecutivo, non in televisione, ancora di più nel momento in cui il testo non è stato nemmeno inviato al Quirinale e quindi suscettibile di correzioni”.

Forse perché come sostiene qualcuno il M5S è in grossa difficoltà per la questione della pace fiscale? Il fatto che tutti i giorni vengano accusati di essersi convertiti alla politica dei condoni, può aver spinto Di Maio a tentare un recupero verso un elettorato in subbuglio?

Questo è possibile, anche se il messaggio in questo caso mi sembra molto di più ad uso interno. Diversamente dalla Lega che si presenta come un corpo unico, nonostante le differenze di comportamento fra un Salvini battagliero e un Giorgetti molto più istituzionale in un normale gioco di squadra, nel M5S sono evidenti le divergenze di vedute. Di Maio non è in grado di controllare tutti i suoi parlamentari e deve tenere conto dell’opposizione interna del presidente della Camera Roberto Fico che sembra andare sempre di più a braccetto con la sinistra. Non sappiamo nemmeno quanti parlamentari Fico è in grado di manovrare. Di Maio si è esposto pubblicamente ad un possibile scontro con la Lega perché è debole all’interno del Movimento e spera forse di rinserrare così le fila. Del resto il fatto che i consensi del Carroccio crescano diversamente da quelli dei 5S, ha il suo effetto dirompente nei gruppi parlamentari grillini”.

Ha parlato di manovra equilibrata, ma c’è chi evidenzia come invece sia troppo sbilanciata sulle politiche dei 5S. Non è così?

Questa manovra rispecchia uno stato di necessità, serviva maggiore coraggio ma in questo momento non si poteva certamente ottenere di più. Mi pare che tanto la Lega che il M5S abbiano ottenuto ciò che volevano, i leghisti con la pace fiscale e la flat tax per le partite iva come punto di partenza, i pentastellati con il reddito di cittadinanza. Il fatto che i mercati abbiano reagito moderatamente, smentendo chi annunciava sfraceli, dimostra che si è fatta la scelta giusta”.

Ieri però il commissario europeo al bilancio comunitario Oettinger si è lasciato sfuggire che la manovra sarà sicuramente bocciata salvo poi correggere il tiro. Dove sta dunque l’equilibrio?

La manovra non sarà bocciata, al massimo la Commissione europea chiederà delle modifiche. La bocciatura non conviene a nessuno, a cominciare dall’Europa perché non dimentichiamo che è questa ad operare nell’illegittimità. I trattati europei infatti fissano il paletto del rapporto deficit-pil al 3% e non contemplano il fiscal compact che l’Italia ha firmato ai tempi del Governo Monti e che ci obbliga al pareggio di bilancio. Ma il fiscal compact è un semplice regolamento comunitario che non fa parte dei trattati e quindi può essere tranquillamente rimesso in discussione. E’ ciò che l’Italia dovrebbe fare e non ha ancora fatto. In Europa sono consapevoli che, sollevare un simile problema da parte dell’Italia, porterebbe anche altri Paesi a ridiscutere il pareggio di bilancio e quindi sono obbligati a procedere con estrema cautela. Lo dimostrano per altro le parole di Mario Draghi che nei giorni scorsi ha invitato tutti a moderare i toni. Lo ha chiesto all’Italia ma anche ai commissari europei. Draghi sa bene che in questa partita a rimetterci è in primo luogo proprio l’Europa, e che è preferibile non arrivare ad una rottura con Roma”. 

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