Manina. Salvini e Di Maio, tra veleni e sospetti: la spina del Cdm

Politica

Venti e ventidue novembre. Due date da appuntare. Questo fine settimana, infatti, sarà di fuoco, altro che Autunno Caldo, Autunno rovente. Due grandi spine nel fianco di palazzo Chigi si sono concentrate in pochi giorni.

Lunedì 22, il governo Conte dovrà rispondere a Bruxelles sui contenuti della lettera che ha bocciato la Manovra. E dalle sensazioni di queste ore sembra che il premier e il ministro Tria non abbiano nessuna intenzione di recedere. E Salvini e Di Maio, meno che mai. Si annuncia quindi, un weekend concitato, dove comunque qualcuno dovrà fare i conti (economici). Se vuole salvare capra e cavoli. Capra europea e cavoli italiani.

Altri “conti” riguardano, invece, la seconda spina nel fianco che rischia di aprire la prima crisi vera tra Lega e 5Stelle. Crisi politica, dopo tante annunciate e gonfiate dai media e da organi costituzionali “terzi” che hanno tutto l’interesse a ridimensionare, azzoppare, il primo esperimento populista della storia repubblicana italiana.

Stiamo parlando del “complotto della manina” (il testo del decreto alterato sul condono), che Di Maio ha attribuito ai “tecnici”, cioè ai ragionieri del Tesoro, che remano istituzionalmente contro “le scelte azzardate e senza copertura del governo”, o ai “politici”, principale sospettato Giorgetti, che ultimamente è diventato troppo bravo a mediare con tutti, in primis con Mattarella, e per la proprietà transitiva, con Bruxelles, a discapito dei 5Stelle, che sono, numeri alla mano elettorali, soci di maggioranza dei leghisti.

E’ cronaca di ieri: Salvini ha impresso un’improvvisa accelerazione alla dialettica interna, usando toni decisi e sgombrando il campo dallo spettro del complotto: «Il decreto resta così». Nei Cinquestelle, però, il malumore non è scemato, anzi si è ingigantito, al punto che, in molti cominciano a parlare di «problema politico». E’ da settimane che la frangia pura e dura (Fico, Di Battista in testa), non sopporta questo eccessivo amalgama con i leghisti. E vorrebbe tornare al dna originario.

E poi, si è aggiunto alla querelle pure il premier Conte, che ha confermato la riunione del Cdm sabato 20, per rivedere il testo del Decreto fiscale, al quale i ministri della Lega e lo stesso leader del Carroccio, hanno fatto sapere che non parteciperanno. «Ho l’appuntamento con la Coldiretti e soprattutto con i miei figli. Il Paese è importante, ma lo sono anche i figli», ha detto Salvini per motivare l’assenza. E non è una novità: i due Dioscuri e relative diplomazie ci hanno abituati a riunioni saltate, dove ha brillato l’assenza o di una delegazione o dell’altra, e poi i due Dioscuri sono sempre apparsi all’ultimo, alla riunione finale, dicendo urbi et orbi che il governo è compatto e loro vanno di comune accordo.

Ma sabato 20 il nodo da sciogliere è serio: se i leghisti disertano il Cdm ribadiscono la loro onestà ed estraneità alla manina, ma indeboliscono di fatto Conte. Se vanno, confermano i sospetti su di loro.
Un bel rebus.

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