Il coraggio della manovra e la fine del centrodestra

Politica

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La manovra economica o legge di stabilità varata dal Consiglio dei ministri e bocciata dalla Commissione europea è basata su un cambio del paradigma aumentando il deficit al 2,4%.
Nel 2012 è stata introdotto in Costituzione il pareggio di bilancio. Questo obiettivo virtuoso, non solo non è stato mai raggiunto, ma in questi ultimi cinque anni il debito pubblico è aumentato di trecento miliardi con manovre economiche che hanno avuto un effetto contrario alle aspettative.

Il cambio del paradigma si basa su misure espansive e su un aumento dei consumi interni , quindi del Pil (Prodotto Interno Lordo). Aumentando il prodotto interno si abbassa in rapporto percentuale il debito pubblico. È una manovra coraggiosa, mai tentata prima.
La Flat tax al 15% sulle partite Iva sino a 65000 euro di ricavi per il 2019 e il reddito di cittadinanza aumenteranno innegabilmente i consumi interni, mentre la quota 100 per conseguire la pensione con i 62 anni di età e i 38 anni di contributi libererà, a favore dei giovani, circa 500 mila posti di lavoro per il prossimo anno. I nuovi contratti più favorevoli per gli imprenditori consentiranno di assumere qualche unità lavorativa in più se aumenterà la domanda.
Si potrebbe creare un meccanismo virtuoso, il deficit necessario per realizzare la manovra verrebbe così assorbito da una maggiore crescita.

È un tentativo che potrebbe avere maggiore successo se anche l’opposizione contribuirà  al suo miglioramento e non si limiterà alla strategia del tanto peggio tanto meglio. Mentre è del tutto incomprensibile l’atteggiamento sterile dei rimasugli del centro destra.
Le elezioni di Bolzano e Trento hanno certificato che il centro destra come coalizione non esiste più. Laddove si presenta con i tre simboli (Lega, FI e FdI) risulta agli occhi dell’elettorato una caricatura e una contraddizione evidente.
La Lega nazionale assorbe quasi totalmente il consenso nel centro destra ma esiste un 20/25% di elettorato che non si riconosce nei metodi e nelle politiche di Matteo Salvini. Questo consenso, oltre che confluire in FI e FdI (circa un 12% secondo gli ultimi sondaggi) si è rifugiato nell’astensione e in parte nel M5S. Purtroppo non si vede all’orizzonte chi sarebbe in grado di coagularlo su un progetto politico del tutto nuovo.

di Amedeo Giustini

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