Marcia migranti. Ecco cosa succederà quando arriveranno a confine Usa

Esteri Politica

Come va e come sta la carovana dei migranti? Di sicuro c’è la data di partenza: il 13 ottobre. E di sicuro c’è il luogo e il numero dei marciatori: Honduras, 160. Sono partiti in 160 e adesso sono ben 4mila, sull’esempio di Forrest Gump.

Un’Armata Brancaleone di disperati che, al ritmo di 40 chilometri al giorno, sono giunti a circa 1600 kilometri dal confine con gli Usa. Il loro scopo, infatti, è arrivare sotto il famoso muro, protestare, reclamare i loro diritti, sperare in un’altra vita, affrancarsi dalla povertà sudamericana. Al primo gruppo, si sono aggiunti famiglie, bambini e giovani provenienti dal Guatemala e da El Salvador.

Una marea umana colorata e colorita, non attrezzata tecnicamente (tende, vestiti) e vociante. Più che la rabbia proletaria e contadina, vedendo le immagini in tv, colpisce la muta compostezza, e le croci al collo dei protagonisti. Agnelli sacrificali di un’ingiustizia planetaria che vede la ricchezza monopolio di pochi e la povertà prerogativa di tanti, troppi che magari sfruttano proprio quelle terre da cui i disperati sono partiti.

Ma forse, quando la carovana arriverà sotto il muro, diverrà scintilla consapevole e inconsapevole per un incendio sociale a 360 gradi. Molti dei partecipanti chiederanno di passare e qualcuno di loro, di ricongiungersi ad altri famigliari per iniziare o continuare un sogno di redenzione e riscatto. Una nuova vita, speranza che dovrebbe essere universale.

Ma chi ha organizzato questa marcia sa che non sarà possibile. Che si arriverà allo scontro con la polizia di frontiera e con la Guardia Repubblicana.
Trump ha già fatto capire che intenzioni ha: l’identità e la grandezza economica degli Usa non possono essere minacciate da una banda di poveri che si andrebbero ad aggiungere ai tanti che per anni hanno scavalcato quel muro entrando illegalmente negli Usa e molti di loro, contribuendo all’aumento della criminalità e devianza sociale. E solo pochi di loro, al contrario, si sono integrati.
E Trump non può tornare indietro: il muro è stato uno dei suoi argomenti principe della campagna elettorale presidenziale del 2016, una delle sue promesse vincenti.

Dunque, il Pentagono manderà «varie centinaia» di militari alla frontiera fra Stati Uniti e Messico. E sarà, come annunciato, un’emergenza nazionale.
Sulla pelle dei poveracci che saranno pure strumentalizzati dai radical americani, che li utilizzeranno per contestare Trump, dimenticando le loro politiche lassiste in materia di integrazione, che hanno portato alla guerra civile tra poveri. E dimenticando che è stato proprio Obama a iniziare la costruzione del famoso muro col Messico. Ci saranno sicuramente vittime mentre i radical se ne staranno comodamente seduti nelle loro casette “progressiste”.
Chi vincerà: la ragione di Stato o la ragione dei poveri?

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