Governo, parla Becchi: “Su Tap Di Maio rischia tutto”

Interviste

Il Governo è alle prese con il tema spinoso delle grandi opere dopo l’annuncio che si procederà con la realizzazione della Tap, il gasdotto che trasporterà in Italia gas dall’Azerbaijan e il cui approdo è previsto sulle coste pugliesi. Il M5S in campagna elettorale aveva promesso che avrebbe fermato l’opera e anche per questo ha ottenuto una forte affermazione in Puglia. Ora, dopo che il premier Conte e il ministro Di Maio hanno annunciato che non sarà possibile bloccare il gasdotto perché comporterebbe il pagamento di penali salatissime, la base grillina pugliese è in rivolta fino a bruciare in piazza le bandiere del Movimento e le foto dei parlamentari. E ora lo scontro si sta spostando sull’Alta Velocità, con i 5Stelle decisi a fermare la Tav in Piemonte, che invece la Lega vuole. Sulla giravolta ecologista dei pentastellati interviene il filosofo Paolo Becchi, che vede strette correlazioni fra la situazione italiana e il voto in Assia di domenica. Becchi ha appena pubblicato da Sperling & Kupfer il nuovo libro intitolato Italia Sovrana.

Il M5S dice sì alla Tap e la base si ribella. In Puglia hanno addirittura diffidato Di Maio e la Lezzi da farsi rivedere da quelle parti. Sta forse iniziando la fase discendente del Movimento alle prese con promesse difficili da mantenere?

Come avrà visto domenica con il voto in Assia, i Verdi in Germania stanno diventando la principale forza della sinistra, raccogliendo gran parte del consenso in uscita dai socialdemocratici sempre più ridotto al lumicino. In Europa rischiano di diventare l’alternativa più forte ai sovranisti. Ciò significa che i temi ecologisti ed ambientali stanno tornando di strettissima attualità. Da noi i Verdi non hanno mai avuto grande fortuna politica ma negli ultimi anni una forte connotazione ecologista ed ambientalista è stata evidente proprio nei 5Stelle anche con azioni politiche come l’opposizione alla Tap. Idee ambientaliste le aveva Gianroberto Casaleggio, e anche Beppe Grillo, ed è un dato di fatto che i 5S hanno colmato il vuoto lasciato dai partiti che si richiamavano espressamente all’ecologia. Anche per questo li hanno votati. Oggi che sono al governo sembrano muoversi in controtendenza rispetto a ciò che hanno promesso”. 

Sta dicendo che avrebbero dovuto comunque bloccare la Tap anche con il rischio di dover pagare le penali?

“Il M5S aveva saputo coniugare molto bene il tema della difesa dell’ambiente con quello della democrazia diretta, basti pensare alla grande protesta dei No Tav in Piemonte, con Grillo in prima fila in molte manifestazioni. A Genova tanti esponenti della prima ora del Movimento, alcuni dei quali poi fuoriusciti, sono nati sulla scia della protesta contro la Gronda. Se in Puglia ha avuto il grande exploit elettorale proprio promettendo il blocco della Tap, non si può pensare poi di cavarsela dicendo che ci sarebbero troppi costi da affrontare. Dal punto di vista politico questa giustificazione non regge, è poco convincente, anche perché denota che forse prima di fare certe promesse sarebbe stato opportuno leggere bene le carte. Ma qui rientrano in gioco i problemi interni al Movimento”.

La Tap insomma sarebbe un pretesto per allargare la fronda contro Di Maio?

“C’è un dato di fatto, la Lega sta portando a casa i risultati sia sul fronte dell’immigrazione che della politica fiscale e pensionistica, con quota cento e con l’inizio della flat tax. Non è che Salvini abbia risolto tutti i problemi, ma sta gettando le basi perché il programma votato dagli elettori trovi piena attuazione. Di Maio invece no, e cerca di giustificare la difficoltà nel portare a casa i risultati con l’ostilità dei media. Ora, che la maggioranza dei giornali, soprattutto i grandi, sia chiaramente ostile al M5S mi pare un dato di fatto indiscutibile, ma questo non basta per poter placare le ire di un elettorato che rischia di sentirsi tradito. Il vero problema dei 5S è all’interno, con la sempre più oggettiva difficoltà che ha il leader Di Maio di controllare i gruppi parlamentari. Le contestazioni sono palesi e la stampa non sta inventando nulla. E’ vero che Fico lo sta lavorando ai fianchi. Poi c’è anche un problema esterno”.

Ossia?

“Gianroberto Casaleggio parlava sempre di credibilità, perché in un movimento che trae dalla rete proprio la sua forza, diventa essenziale essere sempre credibili, visto che è molto poù facile essere sbugiardati. Ora, promettere il blocco di un’opera e poi fare marcia indietro, inevitabilmente porta a perdere credibilità. Poi, chi ha detto che ci sono da spendere veramente 20 miliardi di penali? Abbiamo dei dati precisi al riguardo? Non c’è anche un’azienda che dipende dalla Cassa Depositi e Prestiti nel consorzio che sta realizzando il gasdotto? Penso che a questo punto la trasparenza sia inevitabile. Non rimane che tirare fuori i documenti e dimostrare chiaramente che bloccare l’opera non è possibile. Anche perché altrimenti il rischio è quello di far nascere qualche sospetto più che legittimo circa le reali motivazioni alla base di una retromarcia molto poco convincente”.

Sospetto di che tipo?

“Questo gasdotto serve davvero a noi? In che misura? O stiamo lavorando per altri? Non vorrei che alla fine tutta questa operazione torni utile unicamente agli Stati Uniti che hanno tutto l’interesse a bloccare le forniture di gas dalla Russia. E noi magari ci pieghiamo perchè speriamo che Trump ci protegga dall’attacco dello spread comprandoci i titolo di Stato? Così l’Italia sovrana si ritroverà ancora una volta ostaggio degli americani.  A me non piace dipendere dalla Germania, ma neanche dagli Usa pur consapevole che con gli americani dobbiamo mantenere buoni rapporti. Ma fare gli interessi di Trump contro quelli di Putin non mi sembra una mossa molto intelligente, anche perché penso che non ci serva affatto l’aiuto degli Usa per difenderci dallo spread. Ecco, credo che tutti questi aspetti vadano chiariti. Altrimenti non si può dare la colpa ai giornali se gli elettori pugliesi del M5S vanno in piazza a bruciare le bandiere”. 

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