Avvocato Asia Bibi, Meluzzi: “Vergognoso. Italia sta facendo finta di non vedere”

Interviste

“Non metterò più piede in Italia, a Roma mi sono sentito accolto come un terrorista, è stato avvilente per uno che ha messo a repentaglio la sua vita per combattere contro i fondamentalisti. E fa ancora più male che mi abbiano trattato così nel Paese del Papa, dopo che sono stato costretto a lasciare la mia casa in Pakistan per difendere una donna cattolica”. Sono molto dure le parole pronunciate dall’avvocato di Asia Bibi, Saif ul-Malook, costretto a lasciare il Pakistan per sfuggire  alle minacce di morte dei fondamentalisti islamici dopo l’assoluzione della donna cristiana da parte della Corte suprema pakistana. L’uomo, diretto a Londra, ha fatto scalo a Roma, dove ha denunciato di essere stato trattato molto male, sottoposto ad una sorta di terzo grado e fatto sentire indesiderato, al punto da aver annunciato che non metterà più piede in questo Paese. Sulla vicenda interviene a Lo Speciale lo psichiatra, scrittore e opinionista Alessandro Meluzzi.

Le parole dell’avvocato della Bibi fanno un certo effetto. L’uomo denuncia di essere stato trattato peggio di un terrorista. Come commenta?

La vicenda di Asia Bibi sta interessando tutto il mondo per una situazione di inciviltà inenarrabile di cui credo ogni popolo civile debba essere testimone ma soprattutto agente. Penso che il suo avvocato sia vittima di una barbarie fondamentalista intollerabile in un ambiente dominato dalla Sharia in cui vengono negati, sia i diritti della difesa che quelli ad un pluralismo religioso. Far finta di non vedere tutto questo mi sembra francamente vergognoso e credo che quest’uomo meriti di essere accolto, protetto e trattato con riguardo in ogni Paese che appunto si fregi del titolo di civile”.

Cosa dovrebbe fare l’Italia? Scusarsi con lui e concedergli asilo e protezione? 

“La classe politica dovrebbe farsi promotrice in Italia di una campagna internazionale per la liberazione di Asia Bibi e per la concessione dell’asilo politico a lei, ai suoi familiari e al suo avvocato nel nostro Paese. Dovrebbe essere il Vaticano in primo luogo a concedere la cittadinanza ad una cristiana perseguitata e martire, ma anche l’Italia penso debba giocare un ruolo attivo. Sarebbe senza dubbio un segno di fermezza, chiarezza e di civiltà giuridica. Quella civiltà giuridica che noi siamo soliti per attitudine collegare all’epoca dell’Illuminismo i cui principi sono però figli della tradizione cristiana e di una visione del mondo che non si è sviluppata nel passato né in Africa, né nella Penisola Arabica, né nel continente indiano e nemmeno nel territorio cinese. Si è invece affermata nelle nostre terre e questo ha fatto sì che anche l’Italia divenisse la patria del diritto positivo, della tolleranza religiosa, dei diritti dell’uomo e del cittadino che sono stati poi affermati dall’Onu con la carta dei diritti universali. Tutto questo in Europa e nell’Occidente è stato possibile grazie ad una libertà originata dal cristianesimo”.

Spera che il “Governo del cambiamento” dia anche un segnale di discontinuità in questo senso?

Per riaffermare questi principi universali occorrono gesti tangibili e credo che questo potrà avvenire soprattutto con la vicenda di Asia Bibi. Come detto sarebbe preferibile che a concederle la cittadinanza sia il Vaticano, ma qualora non lo facesse l’onere di accoglierla ritengo spetti al nostro Paese. Quindi l’appello che faccio al Governo è quello di concedere asilo politico ad Asia Bibi e alla sua famiglia senza alcun indugio”.  

Come commenta il silenzio delle femministe del movimento MeToo? Chi più di Asia Bibi meriterebbe il sostegno delle donne e battaglie in difesa dei suoi diritti?

Purtroppo le femministe soffrono di un male chiamato doppiopesismo che porta ad affrontare le questioni in maniera molto diversa a seconda delle situazioni. Quindi assistiamo a grandi mobilitazioni se si tratta di difendere una persona biologicamente orientata verso il pensiero unico dominante, che in realtà non è più femminista, ma globalista e migrazionista, fautore di una cultura dell’indistinto: silenzio assoluto invece se si è chiamati a difendere i diritti di una povera cristiana perseguitata per la sua fede.  Ma questa piaga riguarda purtroppo l’intero sistema dei media che dedicano sempre meno spazio al dramma dei cristiani massacrati nel mondo, ad iniziare dalle stragi dei copti ad opera degli integralisti islamici. Le notizie vengono così a rivestire una dimensione ed un significato diverso a seconda di chi è interessato. Questo è intollerabile, perché si tratta di una violenza alla logica prima ancora che alla civiltà”.  

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