Dl Sicurezza. Salvini e Di Maio, come Trump, due anatre zoppe

Politica

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Il confronto tra Di Maio e Salvini sta diventando uno scontro, un duello all’ultimo sangue.
Se fino a qualche tempo fa, le fibrillazioni ideologiche tra i due soggetti politici che vengono annoverati nella stessa categoria (populismo), venivano subito sanate dal feeling evidente dei due Dioscuri, dalla manina in poi, la sensazione che si ha, è che qualcosa di importante si sia rotto.
E la domanda è: fino a quando la ragion di Stato prevarrà sugli interessi di parte, delle rispettive tifoserie ed elettorati?

Fino a quando il premier Conte, sempre meno notaio, e sempre più arbitro decisionista (un po’ il contraltare di Mattarella), riuscirà a comporre le frizioni? Fino a quando lo schermo e l’alibi del contratto, placherà e compatterà gli eserciti, gli uni contro gli altri armati su ogni tema?

Una cosa è certa, se l’interdizione Lega-5Stelle, si limitava non più di un mese fa, all’assenza ingiustificata alle riunioni e ai Cdm, da ieri la musica è cambiata. E’ peggiorata.
Salvini, agli incontri con l’alleato grillino preferisce sempre più le partite di calcio e i rigatoni, come da sue affermazioni. La realtà e che Di Maio è avvelenato e non si fida più dell’ex-sodale. E il governo rischia di implodere. Per molti già il prossimo autunno, dopo l’annunciata avanzata leghista alle europee, si tornerà alle urne.

Ma torniamo al duello: il governo oggi mette la fiducia sulle nuove norme sui migranti; un provvedimento mai usato finora, visti i numeri rassicuranti di cui gode l’esecutivo.
Di Maio si è convinto: deve prendere due piccioni con una fava, salvare capra e cavoli. Capra grillina (la compattezza del suo gruppo al Senato) e cavoli governativi.
Primo, deve salvaguardare l’unità evitando l’allargamento degli scontenti interni, che hanno deciso di non votare il provvedimento, ritenendolo troppo di destra, o di allontanarsi durante il voto. Secondo, vuole evitare l’imbastardimento, lo sbiadimento della maggioranza, che se dovessero mancare i numeri, vedrebbe aggiungersi Fi e Fdi, con le implicazioni e gli effetti politici che è facile intuire.

E solo dopo, una volta incassato il via libera al Decreto, Salvini deciderà, semmai, di ammorbidirsi sulla prescrizione, mantra religioso dei grillini.
La scusa della “mezza vittoria” ostentata da Salvini e che il suo, è un decreto e deve essere riconvertito velocemente, mentre quello sulla corruzione, caro ai grillini, è un disegno di legge che comporta tempi più lunghi.
Come ne usciranno i Dioscuri? Sembrano due anatre zoppe, come Trump. Salvini gongola, ha forzato la mano al Movimento. E Di Maio ha cercato di contenere i danni, affermando che “a Salvini spetta la sicurezza, a noi l’anti-corruzione”.
Oggi è un giorno campale per il futuro di Palazzo Chigi.

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