Dl Sicurezza. Pace a tempo, ma non può essere sempre Salvini

Politica

Dopo la tempesta ora la pace, la calma. Sembra un film che si ripete ciclicamente: grande amore annunciato, poi fibrillazioni, tensioni, dichiarazioni incrociate, piccoli dispetti, Salvini che non va alle riunioni, preferendo i rigatoni e la partita (come da sua candida ammissione), e non importa se in questo modo delegittima Conte; Di Maio che si dice stanco e qualcuno dei suoi ipotizza una caduta del governo a marzo.

E il responsabile di tutto è ancora e sempre Salvini, capro espiatorio della maggioranza e dell’opposizione.

Le sue politiche forti (su immigrazione, sicurezza e anti-Ue), e la sua visibilità, indispongono, indispettiscono e creano invidia, nel gioco della concorrenza che caratterizza fisiologicamente ogni alleanza, specialmente di governo.

E tira, tira, alla fine la corda si rompe. Oggi su Lo Speciale abbiamo detto che i due Dioscuri rischiano di assomigliare a Trump: un’anatra zoppa indebolita, rispetto ai temi che i due si propongono e rispetto al Paese.

La corda, quindi, si è rotta? Dopo la famosa manina, il veleno sta ormai dividendo la coppia che sembrava molto affiatata?

No, oggi è tornato il sereno. Da una parte, Salvini ha incassato il Decreto-Sicurezza al Senato, obbligando i grillini a chiedere le fiducia per evitare che i dissidenti potessero esprimersi e per evitare il soccorso molto interessato di Fi e Fdi.

E dall’altra, ha preso e ottenuto tempo sul disegno di legge anti-corruzione, caro ai pentastellati. E Salvini “vittorioso”, ha comunicato da par suo, blindando il governo: «Giornata storica. Si risolve tutto con buon senso e umiltà. Gli sciacalli si rassegnino. L’esecutivo non è assolutamente a rischio. Manterrà uno per uno tutti gli impegni presi con gli Italiani, punto».

Ma c’è un ma. Retro-pensiero: Salvini ha blindato l’esecutivo, solo dopo aver ottenuto il sì sul Decreto-Sicurezza. E se avesse prevalso Di Maio, con i dissidenti sul piede di guerra e l’arroccamento sulla prescrizione?
Sembra proprio che il governo sia stato confermato “per ora”, “per il momento”. E sia stato confermato unicamente da Salvini.

E poi, non contento di aver prevalso su un argomento elettoralmente suo, ha messo i paletti pure sulla prescrizione, sull’argomento dell’alleato. Della serie, asso pigliatutto: “Nelle prossime ore troveremo un accordo. L’unica cosa che voglio è che i processi non durino in eterno, sia nell’interesse della giustizia, sia dei colpevoli, sia degli innocenti”.

E se il leader della Lega rassicura: «Con Di Maio ho sempre trovato l’accordo, ho lavorato benissimo». Di Maio non ha parlato.
E non c’è amore a senso unico, dove uno vince sempre e l’altro perde sempre.

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