Congresso Ppe. Il nemico Orban e l’ombra di Salvini

venerdì, 9 Novembre 2018
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Sono cominciati i grandi giochi in vista delle prossime elezioni europee.
E la “casa-Ppe” è in fermento. Ormai il vecchio bipolarismo internazionale (Ppe-Pse) è consunto, vecchio, sente il peso di situazioni nazionali, che vedono da anni, l’avanzata imperiosa dei populismi.

E nello stesso tempo, c’è la crisi degli Stati nazionali, in bilico tra la globalizzazione e i particolarismi, per tutti valga l’esempio della Catalogna.
E sicuramente, dati e sondaggi alla mano, molti equilibri storici potrebbero saltare proprio tra qualche mese. Avremo una Commissione europea a guida, a trazione leghista (la Lega delle Leghe)?

Una Commissione, apripista di una nuova Europa, non più Stato-nazione-federale da completare, ma libera associazione di Stati indipendenti e sovrani, che magari torneranno pure a battere moneta, eliminando o rendendo inutile l’euro?
Logico che gli eurocrati del Ppe e del Pse, cerchino di reagire. Al congresso di Helsinki, il Ppe si è rinsaldato e ricompattato sui suoi tradizionali valori, incompatibili con le sterzate populiste austriache, ungheresi e italiane.

Valori liberali, cristiani, democratici, tolleranti, inclusivi, opposti alle idee di Orban, e di chi pensava in un cambiamento interno a quello che un tempo era l’internazionale dc, e che adesso è sempre di più, l’internazionale conservatrice e cattolico-liberale alla Merkel.
Chi sarà il candidato Ppe a Bruxelles dopo Juncker? Certamente non Orban, che molto probabilmente sarà messo in condizione di genuflettersi o di andarsene. Per ora il richiamo congressuale suona come un avvertimento, ma l’esclusione è dietro l’angolo.

E che farà il leader magiaro, portatore di un modello “cattolico-populista” molto più vicino a Salvini e alla Polonia conservatrice, che non alla Dc?

La partita congressuale sembrano giocarla in due: Manfred Weber, tedesco della Csu, che sul tema immigrazione è entrato in rotta di collisione con la Merkel (la Cdu), e il finlandese Alexander Stubb, che ieri ha definitivamente chiuso le porte a Salvini: “Finché ci sarò io, non farà mai parte del Ppe”.

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