Giornalisti in piazza contro M5s, la guerra delle dichiarazioni

Politica

Tutti i giornalisti contro Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Addirittura stavolta anche Il Fatto Quotidiano ha una critica tra le pagine ai due grillini, ritenuti eccessivi nelle loro esternazione contro la casta giornalistica.

Ma è la politica quella che si è allenata di più al “tiro ai due pentastellati”. 

Per la senatrice Pd Teresa Bellanova si tratta del solito “becero armamentario che il peggior maschilismo mette a disposizione. D’altra parte li abbiamo visti all’opera per cinque anni nelle aule parlamentari, nelle piazze, in rete e poi negli uffici ministeriali e il copione è sempre lo stesso. Sessismo, maschilismo, violenza verbale e bullismo istituzionale miscelati a dovere e ostentati quasi fossero una medaglia al valore – rincara Bellanova – Non a caso – e questo è il copione di sempre – dopo aver definito i giornalisti puttane, offendendo gli uni e le altre, hanno notificato ancora una volta di voler mettere mano alla legge sull’editoria o, meglio, contro l’editoria”.

Le parole “infimi pennivendoli, puttane” ha scatenato la difesa dalle istituzioni, a cominciare dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per cui la “libertà di stampa è un grande valore”. Non è tanto la critica alla “propaganda partitica di alcuni giornali” che dà fastidio infatti, ma il rapporto senza esclusione di colpi con la stampa. E a questo punto, ci ha pensato Fnsi e l’Ordine dei Giornalisti a scendere in piazza oggi, a difesa dei giornalisti italiani con flash mob in tutte le città dalle 12 alle 13.

Alla fine anche stavolta il presidente della Camera Roberto Fico ha dovuto metterci una toppa, ricordando  che “c’è la Costituzione” e che “la libertà di stampa è tutelata e sarà tutelata fino alla fine”. Il portavoce pentastellato però, Rocco Casalino, non ha mollato la presa: “Io più che porre l’attenzione sul linguaggio” dei giornalisti – ha detto – “porrei l’attenzione sulla critica che fanno.

C’è quasi una sorta di propaganda partitica da parte di alcuni giornali ed è giusto che di Maio come capo politico e di Battista come libero cittadino lo possano denunciare. Con un linguaggio forte”. E va bene, la propaganda lo sappiamo che esiste, ma non è sempre uguale e non tutti vivono di quella. Anche Matteo Salvini infatti tende a precisare: “Io faccio il giornalista – ha detto ieri – e apprezzo la libertà di pensiero e di critica” e quindi “solidarizzo con chi fa bene il suo lavoro ma non con quelli che applicano il pregiudizio e non la notizia”. Perchè “a volte non c’è informazione ma pregiudizio da cinque mesi contro questo governo, contro la Lega e contro di me”.

E un altro giornalista, fiero di esserlo, è Antonio Tajani che parla di vergognose affermazioni.

Chiude il giro di valzer l’associazione della stampa parlamentare, che “crede che una società sana e democratica abbia come fondamento un’informazione libera. Gli attacchi alla stampa, da qualsiasi parte politica arrivino, non possono che rafforzare queste nostre idee e convinzioni. Ciò riguarda tutti i giornalisti ma soprattutto chi, come noi in tale frangente, è particolarmente esposto a questo genere di attacchi che hanno ormai superato ogni limite di volgarità, sconfinando dal terreno della normale critica. Il fatto che arrivino da esponenti con responsabilità di governo rendono questi episodi ancora più gravi”.

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