Manovra, stavolta anche per Sapelli: “Si rischia nuova grande recessione”

Interviste

Il governo è alle prese con la lettera di risposta da inviare entro stasera alla Commissione europea per replicare alla richiesta di modifica della manovra. Il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, secondo fonti di stampa, sarebbe stato favorevole a rivedere le stime della crescita al ribasso, mentre Lega ed M5S sarebbero decisi a non cedere di un millimetro vedendo a rischio tanto il reddito di cittadinanza che la quota cento per le pensioni di anzianità. Tria però ha poi smentito di voler effettivamente rivedere le stime, anche se la proposta pare sia stata comunque sul tavolo. Lo Speciale ha chiesto un parere in merito al professor Giulio Sapelli, economista, storico e accademico.

Secondo indiscrezioni il ministro Tria sarebbe stato favorevole a ritoccare le stime di crescita, abbassandole dall’1,5 all’1,3% mantenendo però il deficit al 2,4%. Lega ed M5S si oppongono. Chi ha ragione?

La proposta di Tria, che poi ho visto smentita, non era a mio giudizio del tutto campata in aria, anzi tutto sommato ragionevole, a patto che si tenga però in piedi l’impianto strutturale della manovra che mi pare già il frutto di sufficienti mediazioni. Bisogna considerare che tutti i grandi osservatori internazionali, sia quelli istituzionali che quelli indipendenti, hanno annunciato l’arrivo di una grande recessione. Questa arriverà, anche se bisognerà capire quanto sarà poi effettivamente grande. Con un simile scenario alle porte mi sembra anche doveroso ritoccare le stime”.

Come rivedere le stime di crescita al ribasso senza intervenire sull’impianto complessivo della manovra?

“Il professor Tria non è certamente uno sprovveduto e sa perfettamente che non sarà facile negoziare con chi sta a Bruxelles. Quindi l’abbassamento delle stime di crescita poteva rappresentare il primo passo per rinegoziare anche le cifre della manovra. Anche perché alla fine non è che si sarebbe trattato di grossi stravolgimenti. Qui non si parlava di passare dall’1,5% allo zero, ma di abbassare qualche punto percentuale. Evidentemente il Ministro ha preso atto dell’impraticabilità politica di questa strada”.

La Ue chiede anche un meccanismo che possa assicurare una frenata del deficit qualora dovesse scivolare troppo. Il governo compatto ha già escluso nuove tasse, ma quale altra soluzione a questo punto si può trovare?

Cominciamo con il dire una cosa: è giusto negoziare, ma se frenare lo scivolamento del deficit significherà nuove tasse o l’introduzione di misure suicide, allora è bene che la Ue si metta il cuore in pace. Si deve negoziare ciò che è negoziabile, ma ciò che è improponibile va rigettato senza se e senza ma. Perché le politiche dell’austerità hanno condannato l’Italia alla povertà e alla disgregazione. Quindi è il caso che in Europa si diano una calmata.  Aprano tutte le procedure d’infrazione che vogliono, ma continuare ad imporre l’austerità per un fatto puramente ideologico non ha nessun senso”.

Ma se non saranno aumentate le tasse, come si potrà realmente intervenire per fermare un eventuale aumento del deficit oltre le previsioni?

“Si dovranno trovare sistemi diversi dal ricorso a manovre recessive. La politica economica alla fine è come un pianoforte su cui ci sono vari tasti da poter premere per comporre un brano musicale. Sicuramente le manovre recessive modello Commissione europea e Fondo Monetario sono da escludere a priori. C’è un limite invalicabile che il governo non può assolutamente oltrepassare”.

M5S e Lega vedono a rischio reddito di cittadinanza e quota cento per le pensioni e per questo motivo non vogliono fare concessioni. Anche per lei questo pericolo è concreto?

Tutto dipenderà da una geometria variabile di sistemi di potere e di negoziazione. Difficile fare previsioni. Spero che non sia a rischio nulla. L’unica cosa che ritengo andrebbe fatta è quella di ritoccare la somma destinata al reddito di cittadinanza per destinare più risorse ai centri per l’impiego. Premesso ciò non possiamo venir meno al problema delle pensioni, perché la ferita impressa alle persone, alle famiglie e alle imprese, è stata talmente devastante da rendere impossibile non procedere ad una radicale riforma della Legge Fornero”. 

Nel governo vede l’inizio di una nuova competizione, o braccio di ferro, fra i vicepremier Salvini e Di Maio da una parte e il ministro Tria dall’altra, dopo che nelle ultime settimane le divergenze sembravano appianate?

“I cosiddetti tecnici del governo, mi riferisco a Tria come a Savona e Moavero, sono molto diversi da quelli che avevamo prima. Si tratta di persone che, oltre ad avere la giusta competenza, non sono mossi da alcun furore ideologico, ma sono anzi consapevoli di dover raggiungere una mediazione politica. I tecnici grazie a Dio non sono tutti uguali”. 

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