Escluso omicidio Desirée, Meluzzi: “Procura vada avanti in nome della convivenza civile “

Interviste

Il Tribunale del Riesame ha annullato l’accusa di omicidio volontario per due dei cinque arrestati per la morte di Desirée Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina stuprata nello stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo di Roma dove è stata trovata morta. Il Tribunale della Libertà ha anche derubricato l’accusa di violenza sessuale di gruppo in «abuso sessuale aggravato dalla minore età della vittima» e riconosciuto il reato di spaccio per entrambi gli indagati lasciandoli in carcere. Secondo i giudici del Riesame non vi sarebbe stata la volontarietà di uccidere la ragazza, anche se la Procura resta convinta che l’aver impedito ai presenti di chiamare i soccorsi abbia di fatto causato il decesso di Desirèe che poteva essere evitato. Due punti di vista diametralmente opposti. Lo Speciale ha chiesto un commento in merito allo psichiatra, criminologo e scrittore Alessandro Meluzzi.

L’ha sorpresa la decisione del Tribunale del Riesame?

Dovremo aspettare le motivazioni per dare un giudizio definitivo, ma certo è che la prima reazione non può non essere di grande stupore. E questo sul piano logico prima ancora che su quello giuridico. Ci troviamo in presenza di una ragazza minorenne che risulta essere stata stuprata in successione da un branco di delinquenti mentre era praticamente in coma e che poi è morta. Ci sono testimonianze ed intercettazioni che confermerebbero come i presunti assassini abbiano impedito di chiamare i soccorsi, arrivando ad affermare che era meglio lei morta che loro in galera. Lasciando stare la circostanza che questi soggetti, con la loro mole, se sdraiati su una bambina possono tranquillamente provocare la morte per soffocamento, resta un atto criminale il fatto di non aver permesso la chiamata dei soccorsi di fronte ad una ragazzina in coma. Se questo non è omicidio volontario, cos’è?”.

Come avrà visto la Procura ha contestato la tesi del Riesame annunciando ricorso e chiarendo che la linea investigativa non cambierà, anche alla luce di nuovi possibili elementi. Come commenta ?

“Grazie a Dio è proprio il caso di dire! Meno male che nella magistratura non c’è uniformità di vedute e lo dice uno che è sempre stato garantista. Anche perché, come già successo con le indagini sulla morte di Pamela Mastropietro ed altri tipi di reati di una certa gravità che hanno avuto per protagonisti immigrati clandestini, nell’opinione pubblica si è diffusa la sensazione di un eccesso di garantismo nei confronti di questi soggetti. A ciò si aggiunga pure l’ostentata ricerca, soprattutto da parte dei media, dell’italiano da tirare dentro a tutti i costi, anche magari un semplice pusher che solitamente si aggira in quella zona. Alle volte ho come la sensazione che si sottovaluti eccessivamente il grado di pericolosità e spietatezza della mafia nigeriana forse confondendola con la capanna dello zio Tom. Bisognerebbe interrogarsi seriamente su questo”. 

La Procura potrà andare avanti con il suo impianto accusatorio stando così le cose?

La Procura potrà andare avanti tranquillamente, riformulando le accuse davanti al Gip e proseguendo l’attività di indagine. Sarà importante anche conoscere le valutazioni della Cassazione nel momento in cui la Procura farà ricorso avverso la decisione del Riesame che certamente non è definitiva”.

Il Tribunale della Libertà è un organo di garanzia. Ma come è possibile una divergenza così sostanziale di vedute? Alla fine gli elementi in mano agli inquirenti sembrerebbero non lasciare aperti molto dubbi sulle responsabilità degli accusati, fermo restando che poi saranno i processi ad accertare l’eventuale colpevolezza?

“Ripeto, bisognerà attendere di conoscere le motivazioni del Riesame e capire quale logica ha ispirato certe decisioni. Certamente se è vero che spesso certe procure calcano troppo la mano con le accuse, non è nemmeno da escludere che chi è chiamato a pronunciarsi sui ricorsi presentati contro le decisioni degli inquirenti autorizzate dai gip sulla base di un preciso quadro accusatorio, possano peccare di leggerezza giuridica interpretando le leggi in maniera un po’troppo buonista. Del resto ultimamente abbiamo assistito a scarcerazioni di pusher sulla base del fatto che erano costretti a spacciare per sopravvivere”. 

La madre di Desirèe ha commentato: “Ora diranno che era pure consenziente”. Spera che la Procura riesca ad impedire che si arrivi a questo?

La Procura è obbligata ad andare avanti in nome dello stato di diritto e della convivenza civile. Se vogliamo che i cittadini continuino ad avere piena fiducia nella Giustizia dobbiamo fare in modo che possano fidarsi. Certo, vanno fatti i processi, ma se la Procura è convinta di ciò che sostiene non deve fermarsi e deve fare di tutto perché si arrivi alla verità. I familiari della povera Desirèe devono avere giustizia”.

Sulla base dei reati derubricati dal Riesame cosa rischierebbero i presunti assassini in caso di condanna?

“A me sembra assurdo che si possano derubricare certe accuse e sono certo che la Procura riuscirà a dimostrare le sue ragioni. Come si fa a dire che uno stupro di quel genere non è opera di un branco? Perché si sono messi in fila uno dietro l’altro con tanto di numeretto e hanno agito una alla volta in base al proprio turno e non tutti insieme contemporaneamente? Non vorrei che uscisse fuori pure una simile finezza giuridica. Ormai non mi stupisco più di nulla”.

 

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