Il Riesame: «Lavitola resta in carcere». I pm: «Cancellazioni sospette nelle chat tra il giornalista e il faccendiere»

giovedì, 10 Settembre 2026
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Valter Lavitola, l’ex faccendiere accusato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, resta in carcere. Lo hanno deciso i giudici del Riesame di Roma respingendo l’istanza dei difensori. Confermata l’aggravante del metodo mafioso.

Nel corso dell’udienza di lunedì scorso, Lavitola ha reso dichiarazioni spontanee, affermando che con Ranucci «c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la sua figura con un riscatto sociale. Lavitola si è nuovamente assunto tutte le responsabilità come mandante dell’attentato dell’ottobre 2025, spiegando che l’idea della bomba è stata di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva dato «un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno». Nella loro istanza i difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, avevano chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata. La decisione del riesame è stata già impugnata.

«Chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto – hanno detto i legali di Lavitola – attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni, ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata».

Continuano, intanto, a emergere altri dettagli sull’indagine: ci sarebbero presunti “buchi temporali” nelle comunicazioni tra Lavitola e Ranucci. Un dato confermato dall’analisi dei telefoni cellulari e dal pc sequestrato all’imprenditore: si tratterebbe in sostanza di cancellazioni sospette nelle chat, sia nella fase precedente all’attentato sia dopo. Elementi che stanno portando gli inquirenti, che hanno affidato le indagini ai Nuclei investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, a ulteriori verifiche.

I periti incaricati dalla procura della Repubblica di Roma, di esaminare i dispositivi informatici di Lavitola e degli altri quattro indagati, accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato a Sigfrido Ranucci, hanno quasi terminato la loro consulenza che verrà consegnata a breve ai pm. Il materiale salvato sugli smartphone e sui pc sequestrati è molto copioso, specialmente su uno dei telefoni sequestrati al faccendiere.

Dopo avere incassato dal Riesame conferme all’impianto accusatorio, i pm della Dda, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, avvieranno ulteriori filoni di indagine relativi agli affari finanziari di Lavitola che aveva anche interessi legati al carbon credit in Africa.

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