Parla Borghi (Lega): “Richieste Ue inaccettabili. Intanto salviamo Bcc da spread”

Interviste

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato che chiederà un incontro al presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, per convincerlo a non avviare la procedura d’infrazione contro l’Italia per aumento del deficit. Il presidente della commissione Bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi si è invece detto “speranzoso” sul fatto che non ci sarà alcuna procedura contro l’Italia, così come in passato non c’è stata per altri Paesi. Lo Speciale lo ha intervistato. Ieri inoltre la Commissione Finanze ha approvato un emendamento alla manovra che consente alle Banche di Credito Cooperativo di poter beneficiare di uno scudo anti-spread.

Lei si è detto speranzoso sul fatto che l’Europa non avvierà la procedura d’infrazione contro l’Italia. Il premier Conte ha dichiarato che andrà a convincere Juncker a non iniziarla. Ma non sarebbe stato molto più semplice modificare la manovra laddove possibile per lanciare un segnale di disponibilità alla Commissione Ue, magari ritoccando le stime di crescita?

“Iniziamo con il chiarire un aspetto che molti sembrano non considerare. La manovra non è affatto immodificabile, tanto è vero che in questo momento è in Parlamento, e più precisamente in Commissione proprio per essere discussa ed eventualmente cambiata. Sono stati presentati quattromila emendamenti che rappresentano i desiderata di chi li propone. Ovviamente non tutti saranno approvati e non tutti modificheranno la manovra, ma non è detto che una parte possa anche essere recepita. Il Parlamento da questo punto di vista è sovrano. Ciò premesso le richieste di modifica di Bruxelles non si limitavano a chiedere ritocchi ma puntavano a stravolgere completamente l’intero impianto della legge. Capisce che non ci possono essere margini di trattativa con chi chiede di abbassare il rapporto deficit-pil dal 2,4% allo 0,8%. Non si tratta di rinunciare a qualche punto percentuale ma di  buttare tutto all’aria e condannare l’Italia all’ennesima manovra suicida”.

C’è chi dice che in realtà Salvini e Di Maio stiano portando avanti il muro contro muro per costringere proprio la Ue ad avviare la procedura d’infrazione e così avere una carta da giocare contro l’Europa alle prossime europee. Come risponde?

“Lasciamo stare le dietrologie. Io ritengo che dal punto di vista politico sia necessario riaffermare la nostra autonomia decisionale senza farsi dettare le ricette economiche dall’esterno. Nessuno dice che non sia utile negoziare, ma per farlo si deve partire da richieste ragionevoli, non assurde. Ripeto, non si può pensare di negoziare un abbassamento del deficit dal 2,4, allo 0,8%. Chiedere una cosa simile significa non voler trattare nulla. Anche perché va ricordato che questa manovra rispetta perfettamente le regole europee avendo mantenuto il rapporto deficit-pil molto al di sotto del tetto massimo del 3%”.

Intanto però l’Austria, Paese che teoricamente dovrebbe essere alleato dell’Italia in nome del sovranismo, è stata la prima a chiedere l’avvio della procedura d’infrazione. Ve l’aspettavate uno schiaffo simile da Kurz?

Anche qui va chiarito un equivoco di fondo. Noi non siamo alleati di Kurz ma di Heinz-Christian Strache che sostiene il governo con il suo partito sovranista. Kurz fa parte del Partito Popolare europeo ed ha sempre portato avanti posizioni di stampo fortemente europeiste. Quindi non c’è nessuna sorpresa da questo punto di vista”.

Ieri la Commissione Finanze ha approvato un emendamento che prevede una sorta di scudo anti-spread per le Banche di Credito cooperativo. Condivide questa misura?

Si torna alla normalità, a ciò che è sempre stato ma che è giusto ribadire. Un investimento stabile in titoli di Stato non può essere considerato un investimento specultativo, e quindi al di là delle oscillazioni di giornata del mercato non può assumere valore nominale da restituire alla scadenza”.

Perché soltanto per le Bcc?

“Al momento questa misura si può applicare soltanto alle Bcc perché, anche in questo caso, le regole per i grandi gruppi sono di carattere europeo e quindi non possono essere cambiate. Nulla esclude che lo si possa fare in futuro cambiando le regole. Forse potrebbe essere proprio questo un tema interessante da proporre per la prossima campagna elettorale” 

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