Governo, parla Meluzzi: “Sulla sicurezza si gioca il futuro dell’Italia”

Interviste

E’ di nuovo tensione fra Lega ed M5S complice una fronda di deputati pentastellati, una ventina in tutto, che minaccia di non votare il Decreto Sicurezza. Salvini ha detto a chiare lettere che se entro il 3 dicembre il Decreto non sarà approvato il governo andrà a casa. Di Maio dal canto suo assicura lealtà, ma certamente cominciano ad essere evidenti le divergenze in casa M5S nei confronti dell’alleanza con la Lega. Lo Speciale ne ha parlato con lo psichiatra, scrittore e giornalista Alessandro Meluzzi che interviene anche sull’inchiesta che sta coinvolgendo la nave Aquarius a bordo della quale, secondo l’accusa, non sarebbero stati smaltiti regolarmente i rifiuti speciali, fra cui pare vi fossero anche i vestiti infetti dei migranti.

Fa bene Salvini a minacciare la caduta del governo in caso di problemi all’approvazione del Decreto Sicurezza?

Credo che il Decreto Sicurezza rappresenti un limite invalicabile nel rapporto fra Lega ed M5S . Se realmente ci sono questi diciannove deputati che non vogliono votarlo, metteranno la fiducia e nessuno in questo momento può avere l’interesse ad aprire una crisi di governo. Salvini fa bene a mantenere il punto, riaffermando che il Decreto Sicurezza non è emendabile perché composto da una serie di principi concatenati fra loro e tenuti insieme da una logica univoca ed unitaria. Il governo non cadrà, al di là delle minacce, perché a nessuno dei parlamentari dissidenti 5Stelle tornerà utile riandare a votare. Ad ogni modo se dovessero mancare realmente i numeri, a Salvini potranno sempre arrivare i voti esterni di Fratelli d’Italia, e questo potrebbe essere un vantaggio anche per erodere quella componente di sinistra del M5S che fa capo a Roberto Fico e che porta avanti posizioni da centri sociali”.

Cosa non la convince del Decreto Sicurezza?

Si sarebbe potuto fare di più, ma la politica è sempre l’arte e la scienza del possibile. Una cosa è fare come me lo psichatra forense, il criminologo, l’opinionista, l’intelletuale, altra cosa è governare e qui sono necessarie  le mediazioni. Credo che il Decreto Sicurezza rappresenti oggi il punto di equilibrio massimo che si potesse raggiungerre con questi pesi elettorali, politici e parlamentari”.

Cosa manca secondo lei?

“Manca una durezza maggiore per ciò che riguarda i respingimenti e i rimpatri di chi commette reati, ma mi rendo conto che esistono delle norme costituzionali che forse hanno reso impossibile spingersi oltre. Ma penso che piano piano ci si arrivverà”.

Sul fronte della legalità invece?

“Ciò che è scritto nel Decreto va bene, ma per esempio avrei utilizzato l’intera legislazione antimafia, 41 bis compreso, per contrastare la mafia nigeriana. Se noi usassimo le norme e gli strumenti antimafia sulla criminalità d’importazione di origini africane insieme alle leggi sul terrorismo forse faremmo un’azione realistica.  I condannati per reati di mafia, anche se africani, devono andare al 41 bis. Bisogna riservare loro le stesse leggi riservate ai siciliani, ai calabresi, ai pugliesi, non si capisce perché per i nigeriani debba essere applicato un trattamento diverso. Sono stato fra i primi in Italia, insieme a Guido Crosetto, a paventare l’esistenza di questa potente mafia che tutti invece sembravano non vedere, nonostante fossero già arrivate le prime condanne contro criminali nigeriani con le leggi antimafia”

La procura di Catania ha accusato l’equipaggio della nave Aquarius di smaltimento illecito dei rifiuti, per aver smaltito come rifiutio normali i vestiti infetti dei migranti. La Ong incriminata respinge le accuse. Come commenta?

Non entro nel merito del caso specifico, lascio giudicare i magistrati, ma temo che sull’immigrazione vi sia stato un controllo sanitario pressoché inesistente. Sono tornate malattie come la tubercolosi, la scabbia, altre patologie da noi debellate da anni. C’è stato chi è arrivato anche a sostenere che in realtà i migranti arrivavano da noi sani e si ammalavano qui. Temo non siano state applicate nemmeno le misure minime di protezione previste in questi casi in una sorta di festival del buonismo che ha posto l’accoglienza sopra ogni altra esigenza, comprese quelle di ordine sanitario”.

In conclusuone, è sulla sicurezza che si gioca il futuro dell’Italia?

Tutto parte e finisce con la sicurezza. Se in uno Stato si perde la certezza del diritto, della sicurezza e della legalità, non si prende consapevolezza di trovarci di fronte ad un’invasione biblica, allora saremo tutti in serio pericolo. L’anno scorso sono arrivati circa 40mila nigeriani, tenendo conto soltanto di quelli che sappiamo. Si tratta dell’etnia più numerosa arrivata qui in una situazione già drammatica. Le statistiche ci dicono già che gli stranieri, sulla base di un calcolo tarato sulle percentuali del numero della popolazione, commetteranno reati sei volte più degli italiani, otto volte di più se parliamo di reati sessuali, ma circa trenta volte di più quando si tratta di nigeriani. E’ stato il presidente della Nigeria, non Alessandro Meluzzi, a dichiarare che la criminalità nigeriana si stava spostando tutta da noi mettendoci in guardia. Se l’ha detto lui allora non possiamo essere accusati di razzismo noi che sosteniamo certe cose, ma piuttosto di ebetismo tutti coloro che in nome di un falso buonismo praticano un razzismo autolesionistico. In pratica siamo razzisti con noi stessi nel momento in cui, contro ogni logica, imsistiamo nel farci del male”. 

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