Governo sotto. Le ragioni di Vitiello e le paure di Salvini e Di Maio

Politica

Il responsabile è stato proprio un ex 5Stelle, Catello Vitiello. Il suo emendamento ha mandato sotto il governo e ha fatto traballare ancora una volta, la pace precaria, tra Salvini e Di Maio, raggiunta faticosamente un giorno fa sugli inceneritori, ultimo compromesso dopo tante frizioni note (anch’esse sanate in zona Cesarini), su Decreto-Sicurezza, sulla Manovra, la giustizia, la prescrizione, i soldi per flat tax, reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero.
I numeri dello scivolone della maggioranza parlano chiaro: caos in Aula, 284 sì e 239 no. Per gli addetti ai lavori, la certezza è che tra questi ci siano parecchi franchi tiratori leghisti.
E, sempre grazie ai più informati, la ragione sarebbe proprio l’argomento dell’emendamento: la norma reintroduce il colpo di spugna sul peculato per chi, una volta eletto, fa un uso disinvolto dei fondi pubblici, ma è “coperto” dall’esistenza di un regolamento. Vedi numerosi amministratori della Lega sotto accusa, come l’ex governatore del Piemonte Cota o il vice ministro Rixi. Con la norma approvata il destino di questi processi cambierà radicalmente.

Vitiello, cacciato perché in odore di massoneria, si è vendicato dei suoi ex amici? Il dubbio è che comunque abbia oggettivamente fatto un favore a qualche leghista.
E su questo tema le parti si sono invertite. Se finora il timore era la compattezza parlamentare dei pentastellati (i ribelli del Senato e i 18 alla Camera) sul Decreto Sicurezza, estremante caro a Salvini, adesso il focus è sui leghisti.
E se i fatti sono ambigui, i commenti sono al fulmicotone. Un deputato del Carroccio, a caldo, ha commentato “Abbiamo voluto mandare un segnale a M5S”. Forza Italia ha gridato “libertà”. La dem Morani ha denunciato la legge come provvedimento “ad Legam”.

Cosa accadrà ora? I leghisti hanno gettato acqua sul fuoco, Salvini si è arrabbiato, ma domani sarà un altro giorno.
La sensazione è che per il governo sia iniziato il conto alla rovescia: già si parla di fine dopo le europee.
Riuscirà Conte a congelare uno scontro che sta diventando quotidianamente insopportabile e sempre più difficile da comporre?
Se da una parte, il contratto non riesce più a bloccare due partiti populisti ma quasi incompatibili; dall’altra, il rischio è che se si tornasse al voto, la certezza che Salvini o di Maio possano monetizzare il consenso, sta diventando molto flebile: troppe promesse disattese, troppi annunci e troppi giuramenti in cui è stata richiamata la serietà e la coerenza. Sia Di Maio che Salvini sanno benissimo che avrebbero anche tanto da perdere.
E l’unica loro possibilità sarebbe trovare un alibi. Come per Berlusconi, fu il ribaltone del 1994 (sempre a causa della Lega). Un capro espiatorio, un nemico vero. Ma nessuno dei due Dioscuri si presterà a farlo.

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