Renzi, il progetto Macron e i suoi strali contro i traditori delle primarie

Politica

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I sondaggi sono espliciti: se Renzi dovesse varare il suo partito civico alla Macron (nome che in questo momento non porta bene), toglierebbe al Pd almeno la metà dei voti.
Troppo per i dem ridotti al lumicino. Ma Matteo non scopre ancora le sue carte, e poi comunque, il suo progetto non sarebbe mai incompatibile col futuro del suo (ex?) partito. Sarebbe (per bocca di chi ci sta lavorando), in qualsiasi caso, un alleato prezioso per tornare a vincere.
Renzi, proprio non riesce a stare dentro un soggetto politico che non sia un “partito-persona”, cioè lui. Le bacchettate che ha ricevuto dai suoi amici e dagli italiani, evidentemente, non gli sono bastate.

Dal detenere il 40% dei consensi, dal periodo felice della rottamazione, alla sconfitta del referendum del 4 dicembre, fino al misero 17% ottenuto il 4 marzo scorso, per l’ex sindaco di Firenze sono tutte cose marginali, non segno di errori, di politiche e impostazioni da rivedere.
E ora, segretario delegittimato due volte, caduto e rialzatosi da cavallo, continua a seminare zizzania.
Argomento, le primarie dem: “Non voglio che siano un referendum su di me”. Come dire, state attenti, che condiziono ancora gruppo parlamentare, eletti e prospettive. Come dire, che da Minniti a Boccia, a Zingaretti, tutti dovranno passare sotto le sue forche caudine.

E poi, si è vendicato sui presunti traditori, Del Rio e Gentiloni: “Dopo la sconfitta del 4 marzo – ha detto Renzi – mi hanno chiesto di fare un passo di lato, come se ciò che è accaduto fosse dipeso solo da me. Mi colpisce oggi la mancanza di giudizio e serenità da parte di chi ha avuto tutto grazie al nostro coraggio e ora mi pugnala alle spalle. Ma lo stile è come il coraggio di Don Abbondio, chi non ce l’ha, non può darselo”.
I diretti interessati hanno glissato. E Minniti, che passa per renziano, non è stato da meno: anche lui ha chiesto a Renzi di fare un passo di lato, per non passare per suo candidato. Un vizio, questo “passo di lato”.
Delle due l’una: o si tratta della legge spietata della politica, dove la riconoscenza è zero. O sono tutti manovrati da Renzi dentro uno spettacolo strategico.

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