Juncker-Conte. La cena delle beffe e i dubbi di “Savona-rola”

Politica

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La cena dei chiarimenti o delle beffe? Una cosa è certa: la “questione-Italia” non si risolverà con un semplice incontro. Tra Juncker e Conte c’è un abisso, di impostazione, di filosofia politica, di scelte basilari.

Conte è il primo premier di un governo di stampo nettamente populista, che ha fatto della stabilità sociale il suo punto distintivo; un esecutivo che può far male alla Ue, come modello esportabile in tutto il Continente. E che cela lo scontro con Bruxelles con parole concilianti e soft: “Faremo capire di aver messo in campo azioni finalizzate a favorire una rapida discesa del debito, attraverso la dismissione di asset non strategici già nel 2019, per un valore pari a circa l’1% del Pil, e azioni di monitoraggio infrannuale della spesa”.

Come dire, continueremo sulla strada prevista e non faremo nessuna retromarcia. Lo sviluppo “dopo” la stabilità (cioè, in testa il reddito di cittadinanza, il superamento della Fornero e la flat tax), e poi il resto. Il presidente della Commissione, dal canto suo, è il classico liberista nord-europeo; ha fatto del rigore dei conti e del rispetto dei trattati internazionali un dogma, e non si premura nemmeno di ammorbidire i toni (stesso stile di Moscovici), alzando come Salvini, il livello del match con l’Italia.

Ma in questa partita si è aggiunto un terzo incomodo: Paolo Savona, ministro per gli Affari Ue, ex nemico dell’euro (per questo bocciato a suo tempo dal capo dello Stato Sergio Mattarella prima di formare il precedente governo), e da poco diventato uno sfasciacarrozze proprio della Manovra. Facendo improvvisamente il Tria della situazione, mentre il ministro dell’Economia Tria, che ha cominciato titubante e scettico (considerato un uomo del Colle), si è messo a fare il Savona “storico”.

Savona, secondo precise indiscrezioni, vuole andarsene. Ogni giorno è sul punto di dimettersi, e pare che l’altra sera, Salvini, Di Maio e Conte, l’abbiano visto per scongiurare questo pericolo che rappresenterebbe una iattura per l’immagine del governo.
Le ragioni di questo repentino cambio del ministro non sono chiare. Per qualcuno, ritiene inutile la Manovra. Per qualcun altro, invece, la ritiene troppo conciliante con la Ue. Un bel rebus.
E in qualsiasi caso, sta diventando una spina nel fianco. Già sui social si sta diffondendo un simpatico (mica tanto) nomignolo: Savo-Narola.

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