Spread. Il duello tra la Castelli e Padoan, ovvero lo scontro tra populismo e casta

Politica

Lo scontro televisivo e virale (primo nei social) tra Laura Castelli, sottosegretario grillino al ministero dell’Economia e della Finanze, e Pier Carlo Padoan, già ministro dell’Economia nei governi Renzi e Gentiloni, ha un significato che va ben oltre la semplice polemica politica. E che va approfondito.
Luogo del duello, Porta a Porta, oggetto del contendere: lo spread.
Parola magica, diventata un mantra. Un “nemico” per i populisti, un “prezioso alleato” per gli anti-governativi, che usano i suoi numeri per bocciare un esecutivo ritenuto superficiale e incompetente (operazione riuscita ai tempi di Berlusconi che ha aperto le porte al tecnico Monti).
Numeri in salita (quota 311) che, al contrario, per leghisti e grillini, sono il frutto del terrorismo mediatico della Ue, del Pd e di Fi.

Insomma, una partita indisputabile se si resta sul piano dell’interpretazione politica. Ma se ci si sposta sul terreno antropologico, il divertimento è assicurato.
Tutto è partito dagli effetti dello spread. La Castelli ha detto a Padoan di non collegare lo spread al rialzo dei mutui. Insomma, di “non dire il falso”. Padoan ha fatto il professore e ha ricordato urbi et orbi, invece, il legame stretto tra spread e mutui: “Se aumenta lo spread diminuisce il valore capitale degli attivi delle banche e quindi, le banche si devono rifare, alzando il costo dei finanziamenti”. Chiaro e limpido.

Ineccepibile come contenuto, ma altezzoso nella comunicazione: “Ora le spiego, forse non le è chiaro”, “non tollero discorsi da imbroglioni che si celano sempre dietro il voto del popolo”, “ho trascorso tutta la vita a studiare”. Parole che hanno scatenato la risposta piccata della Castelli (dopo la storia dei grafici che si è aggiunta allo spread): “Non è che uno che ha studiato di meno ha sempre torto rispetto a uno che ha studiato di più; io al ministero sono circondata da menti eccelse, lei è convinto che la mia formazione non sia adeguata al mio ruolo. Lo dica”. E Padoan, anziché smorzare, ha ribadito la sua superiorità razziale: “Magari a ragioneria o nella laurea triennale l’argomento non l’ha studiato bene”.

Ecco il punto. Padoan sullo spread ha detto la sua e fa bene a pretendere dalla classe dirigente preparazione e competenza.
Quello che ha stonato è stato il tono da superiorità morale, da incarnazione del bene, dell’etica, della cultura, della politica; il tono da vecchio professore superbo e superato, che ha fatto diventare “casta” il Pd e i membri del suo governo di centro-sinistra; e che come casta sono stati mandati a casa il 4 marzo scorso.
Una superbia che rischia di trasformare i ritenuti incompetenti in vittime. E, come sappiamo bene, gli italiani stanno sempre con le vittime. Anche perché si sentono più a loro agio con gli improvvisatori che con i professori. Il rapporto mediatico e il relativo consenso sono ormai, purtroppo, una sorta di autobiografia nazionale.

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