Manovra, parla Becchi: “Che follia cambiare. Salvini ora rischia”

Interviste

Il vertice di ieri sera a Palazzo Chigi fra il premier Conte e i vicepremier Di Maio e Salvini si è concluso con una nota dove si ribadisce la volontà di dialogare con Bruxelles e lasciando intendere la disponibilità ad abbassare l’asticella del rapporto deficit-pil, scendendo da quel 2,4% che era stato presentato come “non negoziabile”. Non è stata presa ancora nessuna decisione, ma si sa per certo che il reddito di cittadinanza slitterà di qualche mese e che la platea di quota 100 sarà ridotta. Sarebbe questo il prezzo da pagare per bloccare l’avvio della procedura d’infrazione minacciata dalla Commissione Ue. Tuttavia c’è chi, come il filosofo Paolo Becchi, intervistato da Lo Speciale vede dei grossi pericoli dietro questa retromarcia e mette in guardia Salvini.

Salvini ha detto che la manovra non è una questione di decimali. In fondo cosa cambia se si passa dal 2,4% al 2,3 o al 2,2%? Non sarà la fine del mondo?

“E invece il rischio sarà enorme. Il deficit al 2,4% era la linea del Piave, il minimo sindacale per poter mettere in piedi una manovra espansiva e favorire la crescita. Parliamoci chiaro, il 2,4% era già insufficiente per poter centrare pienamente gli obiettivi del contratto di governo, ma tutti alla fine avevano compreso che oltre non si potesse andare. E non dimentichiamo che, durante tutta la campagna elettorale, sia Salvini che Di Maio avevano ripetuto che, se necessario, avrebbero pure sfondato il 3%. Oggi ci vengono a dire che non è un problema scendere al di sotto del 2,4% come si trattasse di pochi centesimi di euro e non di miliardi”.

Evidentemente hanno ritenuto che sacrificare qualche numero sia meglio che dover far fronte ad una procedura d’infrazione. Non crede sia giusto?

“Se la mettiamo soltanto sul piano dei numeretti, significa che non ci rendiamo conto dell’impatto devastante che questo cambio di marcia potrà avere sul piano politico. Quel 2,4%, prima che un numero è un simbolo, ossia la prova provata della volontà dell’Italia di non piegarsi per l’ennesima volta ai diktat di Bruxelles e alla legge dello spread. E poi non è affatto detto che la Ue accetti un ritocchino formale. Constatata la disponibilità a trattare il rischio è che possa chiedere ancora di più. Se alla fine non è una questione di numeri, cosa impedirebbe all’Europa di richiedere addirittura un deficit anche più basso del 2%? Attenti che il giochino di Moscovici e company potrebbe essere proprio quello di mettere Lega ed M5S l’uno contro l’altro per portare a casa quello che separatamente hanno promesso agli elettori”. 

Quindi il governo che dovrebbe fare?

Il governo ha già sacrificato la manovra mantenendo il deficit su un livello ragionevole ma insoddisfacente. Adesso per abbassarlo ancora dovrà sacrificare parte del programma di governo, iniziando dal reddito di cittadinanza e dalla quota cento per le pensioni. Come lo spiegheranno agli elettori in vista delle prossime elezioni europee? Cosa si inventeranno per convincere gli italiani di non essersi calati i pantaloni davanti all’Europa come hanno fatto tutti i governi precedenti? E’ chiaro che lo spread dopo le dichiarazioni di Salvini e Di Maio che hanno manifestato l’intenzione di ritoccare i numeri della manovra è calato, era ovvio che accadesse. Ma quanto interessa agli italiani sapere che lo spread si è abbassato, nel momento in cui questo comporterà ritardi o limitazioni nell’attuazione di quel contratto di governo che si cita ogni volta come fosse la Bibbia? Eppure con una Commissione europea così debole non sarebbe stato troppo difficile fare i duri fino in fondo”.

Anche secondo lei Salvini è quello che in questa partita rischia di più?

Temo di sì e per questo lo invito a stare in guardia e a non accettare compromessi al ribasso. Non serve mettersi sulle ruspe e farsi vedere in televisione mentre si abbattono le case sequestrate al clan Casamonica. Per carità, è giusto che sia lì ed è anche bene che il governo sia intervenuto a sanare anni di illegalità diffusa, ma agli italiani interessa fino ad un certo punto dei Casamonica. Gli italiani vogliono che Salvini risolva il problema delle pensioni, spazzi via la Legge Fornero e attivi la flat tax per le imprese. Per questo hanno votato Lega e continuano a far salire il Carroccio nei sondaggi. E lo hanno fatto fino ad oggi proprio perché il leader leghista è sembrato indisponibile a piegarsi ai diktat europei. Fare retromarcia ora, dopo il consenso ottenuto grazie alle politiche sulla sicurezza, è un errore gravissimo. Dare l’impressione di aver ceduto ai burocrati di Bruxelles rischia di compromettere l’ottimo lavoro fin qui svolto”. 

Se Bruxelles accetterà le proposte dell’Italia chi avrà vinto alla fine?

“La Ue è stata sempre forte con i deboli e debole con i forti. Per questo ora dobbiamo essere forti. Se cediamo e Bruxelles approva, si potrà pure cantare vittoria, ma alla prova dei fatti la partita l’avremo persa”.

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