Global Compact e retromarcia Conte. Vittoria di Pirro di Salvini

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Salvini ha fatto Bingo: ha ottenuto la sua personale vittoria sui porti, sul Decreto sicurezza e ora ha annunciato anche la prossima iniziativa accattivante e popolare: la legittima difesa (sulle ali del caso di Arezzo). E i sondaggi gli danno ragione (da mesi).

Di Maio, dal canto suo, si è ritagliato il ruolo di vincitore sulla Manovra: reddito di cittadinanza e pensioni. Come dire, la Lega occupa lo spazio identitario “ordine e legalità anti-immigrati e anti-criminalità”. I 5Stelle, la giustizia sociale e la lotta alla povertà.

E in mezzo c’è Conte, costretto a fare da bilancino, da mediatore e da pompiere, quando le acque si agitano. E finora le cose sono andate bene. Alla faccia scura dei Dioscuri, mediaticamente ha sempre riposto la faccia delicata e credibile del populista soft, Conte.

Premier che è stato capace di mediare pure nei momenti più difficili, quando Salvini e Di Maio non si presentavano ai Cdm, si lanciavano messaggi in codice, veleni e finti sorrisi, evidenziando la realtà: un amore consumato.

Ma adesso c’è un ciclone, destinato ad avere effetti nefasti: Conte, il 26 settembre scorso, aveva dichiarato all’Assemblea generale dell’Onu il sostegno italiano al patto internazionale sulle migrazioni. Insomma, si era impegnato pubblicamente: “L’Italia sostiene il Global Compact”, dando mandato al ministro Moavero di approfondire il tema.

Invece, ieri Salvini si è messo di traverso: no al patto. E’ l’esaltazione della filosofia di Obama e della sinistra alla Renzi e alla Gentiloni. Una finta condivisione, una finta strategia per regolare, ordinare, il fenomeno migratorio, che prelude in vece, alla società globale e all’etno-sostituzione dei popoli.

E allora, a Palazzo Chigi è scoppiato il putiferio. Con il più forte del Bigonzo che ha alzato i toni (avendoli obbligatoriamente abbassati per evitare lo scontro con Bruxelles, a proposito dei decimali della Manovra “che non sono un problema”), che boccia la gestione globale dell’immigrazione, essendo il simbolo della strategia politica opposta; e Conte che si era allargato, esposto, anche per ragioni di opportunità internazionale, dall’altra parte del tavolo.

E come si è messa una toppa? Conte ha ribadito le sue posizioni, ma (vittoria di Salvini), l’Italia non andrà a Marrakech e demanderà l’approvazione del trattato al Parlamento che, come noto, è controllato dai Dioscuri. Ma qui, sarà difficile che i grillini si adeguino. Già sulla sicurezza hanno dovuto ingoiare il rospo, come i leghisti sulla corruzione e i condoni.

E se Conte ha fatto marcia indietro, la vittoria di Salvini potrebbe essere la vittoria di Pirro per il governo.

Indubbiamente, la parola Compact, come Fiscal Compact, porta male.

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