Caso Di Maio, parla Cacciari: “Chi la fa l’aspetti, ma i problemi sono altri”

Interviste

Non si ferma il clamore scatenato dai servizi del programma Le Iene sulle vicende legate al lavoro nero nella ditta del padre del vicepremier Luigi di Maio, e sui presunti abusi edilizi in un terreno di proprietà della famiglia. Il programma di Italia Uno non si sarebbe però fermato a questo, perché come riporta Il Corriere della Sera avrebbe esibito nuovo materiale scottante che potrebbe chiamare in causa direttamente il vicepremier, fino ad ora tenuto ai margini delle oggettive responsabilità. Secondo Le Iene, infatti, Luigi Di Maio potrebbe anche finire indagato perché avrebbe fatto da prestanome al padre per salvare la ditta dall’intervento di Equitalia. Ipotesi tutte da dimostrare, che però la dicono lunga sul clima che si è venuto a creare intorno al caso. E c’è chi, al di là della veridicità o meno delle accuse, ritiene che il M5S sia rimasto vittima dei suoi stessi sistemi. E’ così? Lo Speciale lo ha chiesto al filosofo Massimo Cacciari.

Cosa pensa della vicenda Di Maio? Anche secondo lei chi la fa l’aspetti?

“Mi pare evidente. Il M5S ha creato in questi anni un clima di odio nei confronti della cosiddetta casta, andando a fare le pulci all’avversario, denunciando ogni presunto comportamento illecito o anche soltanto sconveniente. E ogni volta che i problemi hanno riguardato gli altri sono stati sempre intransigenti nel puntare il dito, giudicare, condannare senza appello, gridare onestà ai quattro venti, chiedere dimissioni o inneggiando all’intervento dei magistrati. Se questo è il sistema che si è prediletto per anni quando si stava all’opposizione, non ci si deve stupire se ora che si sta al governo lo stesso sport è praticato dagli avversari”. 

Pensa che le vicende che riguardano Di Maio siano imbarazzanti e fino a che punto?

Guardi, francamente a me interessa poco se siano imbarazzanti o meno. Certo, per chi ha fatto del moralismo il principale connotato politico, trovarsi invischiato in certe situazioni non è una bella cosa. Anche perché se simili vicende avessero riguardato leader di altri partiti, non credo proprio che il M5s sarebbe stato così scrupoloso nel ridimensionare le denunce e nel separare le presunte responsabilità del padre da quelle del figlio. Ciò premesso trovo scandaloso che ci si preoccupi di guardare il dito invece che la luna”.

In che senso?

“Nel senso che questa storia ha scoperchiato per l’ennesima volta un malcostume tutto italiano che è quello del proliferare del lavoro nero. Inutile oggi scandalizzarci del caso Di Maio quando noi siamo i primi ad accettare che l’operaio che ci fa il lavoro a casa o il medico che ci visita ci faccia pagare di meno per non rilasciare la fattura. Ma io non mi sento di condannare le persone, ma il sistema fiscale italiano che è talmente insostenibile da incentivare spesso all’evasione. E il lavoro nero continuerà ad esistere fino a quando gli imprenditori, per assumere i propri dipendenti, dovranno sottostare a leggi fiscali per loro assolutamente sconvenienti”.

Questo però non giustifica chi assume in nero o evade il fisco, non crede?

Certamente, e infatti io non sto giustificando nessuno. Però mi piacerebbe che, nel momento stesso in cui ci si indigna per ragioni politiche contro le vicende che hanno per protagonista il ministro Di Maio, si prendesse anche in considerazione l’urgenza di riformare il sistema fiscale e rendere più agevole e meno oneroso per gli imprenditori assumere lavoratori senza dover andare incontro a problematiche, economiche e procedurali, assurde. Se esiste il lavoro nero, e se questo continua ad essere molto diffuso in Italia, sarà o no il caso di rimuovere le cause che lo favoriscono? Invece nessuno parla di questo, il discorso è tutto concentrato sul fatto che il vicepremier forse sapeva o forse no che gli operai nella ditta del padre erano assunti in nero, o che forse anche lui ha lavorato senza regolare contratto”.

Forse c’è tanto clamore proprio perché di Maio è il ministro del Lavoro?

Appunto, penso che di critiche da fargli ce ne sarebbero già molte. Servirebbero tante riforme nel campo del lavoro, ma credo proprio che non sia in grado di farle un ministro come Di Maio che forse non si rende nemmeno conto fino in fondo di cosa sta a fare in quel Ministero. Questo il vero dramma”.

Pensa che dovrebbe dimettersi?

E cosa cambierebbe? Francamente mi interessa poco partecipare a questo gioco. Certo, secondo la logica sempre applicata in passato dal M5S si sarebbe già dovuto dimettere al primo sospetto, come loro hanno sempre preteso dagli altri, ma alla fine la sostanza del problema non cambia. Questo Paese avrebbe bisogno di riforme e questi che stanno al governo non sono all’altezza di farne una”.

Come si può uscire da questa contrapposizione politica sempre più basata sulle accuse, sugli scandali, sui sospetti e sempre meno sui contenuti e sulle ricette per il Paese?

“Non se ne potrà uscire se non con una catastrofe. Con la distruzione di questo sistema politico e una ripartenza. Come l’Araba Fenice resuscita dalle sue ceneri, così anche la politica dovrebbe autodistruggersi per rinascere. Altri rimedi non li vedo”.

Condividi!

Tagged